Bio e qualità vanno a braccetto

Vini bio: il punto di vista dell’enologo Emiliano Falsini

L'enologo recentemente insignito di un nuovo importante riconoscimento

Vini bio: una breve dichiarazione in merito rilasciata a VQ dall’enologo toscano Emiliano Falsini (nella foto), rcentemente insignito del titolo di miglior enologo da parte della Guida ai vini di Sicilia 2013. Questa la motivazione del premio: “In punta di piedi. Per rispettare un territorio che ormai è espressione di grandi vini. Immaginiamo il suo lavoro come quello di un pittore attento a dosare i colpi di pennello. E il quadro che viene fuori è armonia, eleganza, equilibrio, ritorno alla terra. Tutto qui. E più che sufficiente”. Emiliano Falsini ha vinto in carriera numerosi riconoscimenti e collaborato con numerose aziende vinicole su tutto il territorio nazionale.
“La continua ricerca della qualità – afferma Falsini – intesa come salvaguardia ambientale, tutela del consumatore ed esaltazione del terroir, valorizzandone le peculiarità più intime, ha certamente giocato un ruolo fondamentale nella diffusione dei vini biologici nel corso degli ultimi anni. La qualità, oggi, non deve essere intesa semplicemente come pulizia enologica e tecnica di cantina: questi sono punti di partenza ma non sono le sole componenti che fanno di un vino un grande vino. Prendendo spunto da questa considerazione, trovo molto interessante la produzione di vini biologici e provenienti da uve biologiche e, dove è possibile portare avanti certi principi, sono fermamente interessato a queste produzioni. Quello che fino a qualche decennio fa sembrava utopistico su larga scala, oggi è possibile grazie alle conoscenze tecniche e alla grande sensibilità del consumatore nei confronti di queste tipologie di prodotto. Osservando il disciplinare di produzione dei vini biologici, viene quasi spontaneo chiedersi se non sarebbe più giusto chiamarli vini di qualità… Tutte le raccomandazioni e i prodotti ammessi, i limiti e le limitazioni su certe tecniche e su determinati prodotti, fanno riferimento alla produzione di vini di qualità e nel pieno rispetto del consumatore. Non si tratta semplicemente di un uso oculato della solforosa: la filiera produttiva di un vino biologici fonda i suoi principi su decisioni volte a produrre uve perfettamente sane e a tutelare in maniera assoluta la tipicità e la genuinità del vino. Da un punto di vista tecnico credo che produrre vini biologici non sia assolutamente più difficile rispetto ad un vino convenzionale. I grandi vini in larga parte potrebbero fregiarsi del titolo di vini biologici se solo provenissero da uve biologiche, in quanto alla base di un vino biologico ci sono: grandi uve sane, pulizia di cantina, attenzione ai particolari e sensibilità decisionale, che permette un uso limitato di certe biotecnologie non ammesse. Fare un grande vino biologico provocatoriamente è più semplice che produrre un vino biologico di scarsa qualità in quanto spesso i vini importanti provengono da selezioni di uve e vengono adottate tutte le tecniche volte a tutelarne la qualità, mentre i vini di qualità inferiore nella maggior parte dei casi provengono da uve anch’esse di scarsa qualità, cosa che implica poi in cantina un uso importante di additivi, come la solforosa. Sicuramente il futuro dei grandi vini passa attraverso un percorso biologico e comunque di grande rispetto ambientale e del consumatore. Solo utilizzando una viticoltura di qualità e un’enologia di assoluto rispetto è possibile esaltare il legame vitigno-territorio e spuntare sul mercato prezzi importanti, pertanto credo che il mondo del vino bio possa giocare un ruolo assolutamente di primo piano nel prossimo futuro”.