L'esperienza della viticoltura sannita

Strategie multiple per una difesa efficace

Il ruolo di biostimolanti e induttori di resistenza

La provincia di Benevento conta attualmente 10.000 ettaridi superficie vitata, di cui 3.250 a Denominazione d’Origine e Indicazione Geografica: è il segno inequivocabile dell’identità culturale e sociale dell’intera comunità sannita.
Storicamente, la provincia di Benevento era considerata viticola. Oggi, grazie agli investimenti in risorse economiche e umane, alle nuove tecniche di conduzione agricola, rinnovate senza separarsi dal solco di una tradizione millenaria, è considerata anche vinicola. In alcune aree le fasi vegetative della vite scandiscono il tempo della comunità locale, in particolar modo tra il massiccio del Taburno, il fiume Calore e la Valle Telesina. È qui che si è andata materializzando l’opera instancabile dei tecnici del Ce.S.A. (Centro di Sviluppo Agricolo) di Telese Terme e dello STAPA – CePICA di Benevento.

Una difesa davvero integrata

Vista dei vigneti dell’Azienda Vitivinicola Giovanni Verrillo (Castelvenere, BN), tra quelli oggetto di attività dimostrativa con induttori di resistenza nel corso della stagione vegetativa 2012.

La vera ricchezza della viticoltura sannita è rappresentata dall’enorme patrimonio di vigneti impiantati negli ultimi decenni e impostati su criteri moderni in funzione della qualità. Sono frequenti impianti con 5.000 barbatelle per ettaro, in cui il diradamento manuale dei grappoli è pratica diffusa ed effettuata con competenza. La quantità di 70-80 ettolitri di vino per ettaro è considerata ideale affinché il rapporto qualità/risultato economico si possa esprimere al meglio. È in tale contesto che si è andata affinando la difesa fitosanitaria della coltura. L’orografia – l’altitudine media dei vigneti è compresa tra i 50 e i 400 m s.l.m. – e la presenza di una vasta valle in cui scorre il principale fiume della zona (il Calore) impongono attenzione nella difesa dalle malattie crittogamiche.
Qui – nel contesto di una difesa scrupolosa condotta sotto l’occhio vigile della struttura pubblica e delle cooperative addette alla trasformazione – hanno trovato applicazione i ditiocarbammati prima e i cianoacetammidici dopo (le molteplici formulazioni di Cimoxanil), nonché i principi attivi definiti sistemici, ottenuti dalla sintesi degli acidi nucleici, le acilalinine ovvero il Metalaxil e il Benalaxil. Si sono affermati principi attivi di grande spessore tecnico, che in annate difficili hanno dimostrato il loro valore e godono tuttora di enorme credito da parte del viticoltore attento. Si sono diffusi i derivati degli amìdi e dell’acido cinnamico – Dimethomorph – nonché gli etilfosfonati – Fosetil Al e tanti altri ancora. Si discute oggi di QoI – Quinone outside Inibitors – e di tutte le sostanze attive che ne fanno parte, del loro meccanismo d’azione, di miscele e alternanze con i loro partner. Si discute ancora e con grande competenza, di resistenze incrociate.

Il problema delle resistenze

In una zona caratterizzata dalla predominanza dell’Aglianico, vitigno a forte predisposizione agli attacchi di oidio, la difesa antioidica riveste notevole importanza. Qui hanno avuto grandissimo sviluppo gli antioidici della famiglia degli SBI – DMLs (Inibitori della Biosintesi degli Steroli – Demetilasi), i cui gruppi chimici sono rappresentati dai Triazoli, e i SBI – Amine (Morpholine), tra cui i gruppi chimici raggruppano le Spiroketalamine; la Spiroxamina è la principale sostanza attiva. Questi fungicidi con un unico sito d’azione – di cui buona parte interagisce con le cere della cuticola fogliare – sono esposti a fenomeni di cross-resistenza: in assenza di quest’ultima c’è il rischio di resistenza incrociata con altri principi attivi. La resistenza è un problema assai sentito, da risolvere secondo i principi della produzione integrata; è crescente il numero di aziende sannite sensibili verso tutti i metodi di difesa che riducano l’uso di sostanze chimiche di sintesi e al contempo verso una fertilizzazione razionalizzata, nel rispetto dei principi ecologici, economici e tossicologici.

Sperimentare altre possibilità

Al fine di minimizzare la probabilità di sviluppo di resistenze, ma senza influenzare gli attuali orientamenti nella conduzione della lotta alle malattie della vite, nel corso della campagna 2012 la società Fertenia (Bellizzi, SA) ha condotto nei vigneti di 6 aziende vitivinicole sannite una serie di attività sperimentali e dimostrative con i propri prodotti biostimolanti e induttori di resistenza, per verificare le possibilità di:
potenziare la resistenza endogena della vite;
controllare gli eccessi vegetativi;
migliorare lo stato nutrizionale/sanitario, influenzando positivamente la crescita e l’allegagione attraverso l’irrobustimento delle pareti cellulari;
ridurre i danni visibili da attacchi di patogeni;
ridurre i residui di fungicidi;
esercitare attività cicatrizzante, antibatterica, antiossidante e antimicrobica.
Nel corso della campagna di difesa anticrittogamica della vite, le sei aziende vitivinicole hanno ospitato anche la connessa attività divulgativa dei risultati ottenuti, con l’intento di dare un segnale deciso di svolta verso l’ottenimento di produzioni di maggiore qualità e verso una maggiore attenzione per la salute dei consumatori e la tutela dell’ambiente.
Il principio chiave è la capacità di autodifesa della pianta.

Quando la vite si difende da sola

Filari contrassegnati presso l’azienda Silvio Di Lonardo (Guardia Sanframondi, BN).

Per difendersi, i vegetali hanno sviluppato nel tempo una serie di meccanismi che riconoscono precocemente la presenza del patogeno, dando luogo alla sintesi di composti antimicrobici detti fitoalessine. Nei confronti delle malattie crittogamiche, la vite fa parte delle piante completamente suscettibili, poiché non possiede alcun gene codificato come R (di resistenza) contro il patogeno che genera la malattia. La mancata infezione invece è il risultato di un’interazione genica di incompatibilità tra la pianta definita resistente e il patogeno virulento; il prodotto risultato di questa interazione, capace di provocare una risposta di difesa antimicrobica nella pianta, viene definito elicitore. Il riconoscimento pianta-patogeno, in grado di bloccare l’invasione del patogeno stesso, avviene tra recettori posti sulla membrana della cellula vegetale e molecole degli elicitori. I recettori ne intercettano la presenza e trasmettono segnali che attivano la sintesi di metaboliti protettivi e proteine inibitorie intorno al sito di infezione, tali da bloccare l’invasione del patogeno. Questi segnali si muovono in tutta la pianta e attivano il fenomeno di Resistenza Sistemica Acquisita – SAR – con il quale anche le cellule non venute direttamente a contatto con l’elicitore sono indotte a produrre fitoalessine. Tali sostanze inducono le cellule delle aperture stomatiche della foglia a ritrarsi, precludendo l’ingresso al patogeno.
Gli stilbeni sono la principale classe di fitoalessine (una trentina di composti comuni alla struttura del resveratrolo) e proteggono la pianta dall’attacco di microrganismi patogeni, specialmente le malattie fungine. Gli agenti elicitori della produzione di resveratrolo possono essere di natura biotica o abiotica: tra i secondi il più rappresentativo è il gruppo dei fosfonati. Il derivato biologico dell’acido fosforico è naturalmente un fosfonato: oltre all’azione nutritiva intrinseca dovuta alla presenza del fosforo, questi prodotti rivelano effetti stimolanti sulla vegetazione, inducendo le piante ad attivare il sistema di autodifesa meglio conosciuto come RIS – Resistenza Indotta Sistemica.

Le prospettive

Controlli nei vigneti dell’azienda Salvatore Coletta (Paupisi, BN).

Lo studio approfondito di questi sistemi di difesa naturali sta aprendo prospettive estremamente interessanti per la ricerca scientifica e per applicazioni pratiche in agricoltura.
Il 2012 è stato un anno anomalo, per la totale assenza di attacchi di crittogame. Ma nonostante questo l’utilizzo guidato di prodotti induttori di resistenza presso le aziende di cui sopra ha reso possibile l’estrinsecarsi di tutti gli effetti positivi di tali prodotti sulla vite, confermando la validità dell’idea messa in campo. I vigneti trattati hanno mostrato un perfetto equilibrio vegeto-produttivo, sintomo di piena salute ma anche segnale inequivocabile del fatto che è possibile trasferire in agricoltura un nuovo concetto metodologico che supera la distinzione tra nutrizione e difesa, un approccio complessivo che mette il vigneto nelle migliori condizioni produttive e di resistenza a parassiti e malattie.

 

L’altra Campania
Il Sannio è l’altra Campania, quella interna e lontana dalle solite rotte, ribattezzata Sannioshire al World Travel Market di Londra, la più importante fiera turistica del mondo. Un territorio antico e per certi versi ancora intatto, disegnato da vigne e ulivi secolari, da villaggi-gioiello che poco hanno da invidiare ai borghi umbri e toscani. A dispetto di una storia millenaria, il rilancio turistico è recente e molto si deve all’iniziativa di giovani imprenditori che hanno ristrutturato case, aperto country house tra cantine e vigneti. È questo il nuovo Sannio, che guarda al futuro.

 

Comparto trainante
La viticoltura sannita è elemento tutelante l’ambiente e fonte di sostentamento economico. Nella provincia più agricola della Campania, quella di Benevento appunto, il primo posto nella produzione di reddito in agricoltura spetta proprio al comparto vitivinicolo: esso si presenta al mercato con vini di pregio, dalle caratteristiche inscindibilmente legate al territorio di origine.

 

I protagonisti dell'enologia sannita
Nel Sannio operano diverse strutture, alcune sotto forma di Cantine Sociali altre in forma privata: pensiamo a piccole realtà locali come Caputalbus di Pompeo Capobianco, ad aziende dalla storia ultracentenaria come la Vinicola Ocone, a grosse realtà come la Cooperativa Agricola La Guardiense, Cantina Sociale in Guardia Sanframondi, una delle più autorevoli aziende vitivinicole dell’intero Meridione. La passione per il vino e la voglia di emergere nel panorama vinicolo italiano ed estero hanno dato una spinta propulsiva a soggetti privati e soprattutto alla governance chiamata in questo ultimo decennio alla guida della Guardiense, oggi eccellenza sannita a livello internazionale.

 

Al servizio dei viticoltori
Nella regione Campania il servizio di consulenza fitosanitaria, coordinato dal Settore Sperimentazione, Informazione, Ricerca e Consulenza in Agricoltura (SeSIRCA) attraverso il Piano Regionale di Lotta Fitopaltologica Integrata (PRLFI), viene erogato sul territorio dai cinque Settori Tecnico Amministrativi Provinciali per l’Agricoltura – Centri Provinciali d’Informazione e Consulenza in Agricoltura (STAPA-CePICA). Il servizio di consulenza fitosanitaria, attraverso il continuo monitoraggio delle principali colture agrarie effettuato in circa 260 Unità Territoriali di Monitoraggio (UTM) presenti sul territorio regionale, produce settimanalmente 27 edizioni dei Bollettini Fitosanitari Zonali. Il servizio di consulenza fitosanitaria è fruibile gratuitamente da parte di tutti gli agricoltori che aderiscono al PRLFI. Per accertamenti diagnostici più sofisticati ci si può rivolgere a Laboratorio Fitopatologico Regionalel. Il SeSIRCA redige ed aggiorna due volte l’anno le Norme Tecniche per la difesa ed il diserbo integrato delle colture, valide per l’intero territorio regionale.

Articolo a firma di Dante Zoppo – Fitoiatra – San Giorgio del Sannio (BN)

Approfondimenti a cura dell’Autore e della Redazione

 

PER APPROFONDIRE

Nuove opportunità dai biostimolanti

Molti rammenteranno le concimazioni al terreno con quintali di fertilizzanti per ettaro e per anno. Siamo poi passati alle dosi di chilogrammi per ettaro, per giungere ai grammi di elementi con la viticoltura di precisione. Siamo alla micronutrizione o nano nutrizione, che si inquadra in un contesto di viticoltura sostenibile a basso impatto ambientale e attenta ai mutamenti climatici in corso.
In questa evoluzione hanno svolto un ruolo importante i biostimolanti, ossia i nutrienti che a basse dosi attivano multiple funzioni fisiologiche in virtù delle loro caratteristiche stimolanti. Si rammentano gli stimoli alla fotosintesi, all’azione antiossidante e antitraspirante, alle attività ormonali, alla crescita dei vari organi, alla resistenza agli stress biotici, abiotici, idrici e termici, alla tolleranza verso la salsedine, alla resistenza contro le malattie, alla tolleranza nei confronti delle radiazioni ultraviolette e così via.
Sinora le sostanze biostimolanti che hanno trovato applicazione o sono comunque state sperimentate, soprattutto con somministrazione per via fogliare e pertanto senza inquinamento del suolo, sono composti umici, estratti di alghe, aminoacidi di origine animale e vegetale, chitina e chitosani, antitraspiranti, acido salicilico, silicati, fosfiti, complessi organo-minerali etc. Tra i biostimolanti vanno inoltre incluse le colture biologiche, costituite da lieviti e batteri di diverse specie.
I biostimolanti agiscono su specifici bersagli cellulari, che a loro volta inviano messaggi in grado di stimolare alcune funzioni fisiologiche, specifiche per ogni molecola biostimolante. Ad esempio gli acidi umici e gli estratti di alghe incrementano le auxine e le citochinine, ormoni della crescita, l’acido salicilico e i silicati sono fattori della resistenza alle malattie… Ricerche triennali effettuate dallo scrivente hanno confermato che i fosfiti hanno un’azione significativa contro la peronospora e che gli aminoacidi hanno incrementato gli aromi delle uve e degli spumanti, poiché i lieviti si nutrono di aminoacidi.
La forte diffusione dei biostimolanti su scala internazionale ha condotto all’interessamento dell’Unione Europea per regolamentarne definizione e uso, alla stesura di un libro del Prof. P. du Jardin e all’organizzazione di un congresso internazionale nel novembre 2012 a Strasburgo.
Giuridicamente i biostimolanti sono classificati come concimi. In Italia sono alcune decine le industrie che li producono o commercializzano, il che dimostra l’esistenza di utilizzo su tutte le colture, vite compresa.
I biostimolanti sono ormai ampiamente utilizzati in vigneto, mentre fino a pochi anni or sono trovavano applicazione solo in viticoltura biodinamica o biologica. La loro azione è complementare a quella della normale nutrizione minerale e organica e va sfruttata in determinate fasi fenologiche, dirigendola a incrementare la qualità, più che la quantità, di uva e vino. (Mario Fregoni Presidente Onorario dell’Oiv – Editoriale pubblicato in VQ 1/2013 – Febbbraio)

Campania Felix

“Terra in coelum carmine vini”, sostenevano le antiche popolazioni sannite quando, oltre due millenni orsono, diedero origine ai più importanti insediamenti nel Sannio, cuore della Campania Felix. Qui trovarono terreno fertile grandi vitigni come Vitis Hellenica, Aminea Gemina e la Cauda Vulpium, la cui naturale evoluzione è rappresentata oggi dai notissimi Aglianico, Falanghina, Piedirosso, Coda di Volpe e tanti altri. “Il vino è il canto della terra verso il cielo”, ripeteva il compianto Luigi Veronelli (“giornalista contadino”, come amava definirsi) durante le sue soste nelle osterie sannite: dopo aver degustato intingoli locali accompagnati da brocche di Aglianico o Moscato di Baselice, amava stilare minuziose schede dove appuntava “giacimenti gastronomici”.

Le aziende coinvolte

Queste le aziende sannite presso le quali Fertenia ha condotto al sua attività dimostrativa sull’impiego degli induttori di resistenza in vigneto:
Azienda Agraria Sig.ra DI BIASE Maria Carmina – CASTELVENERE –  BN;
Azienda Agraria Sig.ra ROMANO Elisa – GUARDIA SANFRAMONDI – BN;
Azienda Agraria Sig. COLETTA Salvatore – PAUPISI – BN;
Azienda Agraria Sig. MAFFEI Italo – GUARDIA SANFRAMONDI – BN;
Azienda Agraria Sig. DI LONARDO Silvio – GUARDIA SANFRAMONDI – BN;
Azienda Agraria Sig. VERRILLO Giovanni – CASTELVENERE – BN.

Nel Sannio la promozione del vino si fa insieme

I Comuni beneventani di Solopaca, Paupisi, Ponte e Torrecuso, hanno recentemente colto le opportunità messe in campo dall’assessorato al turimo e ai beni culturali della Regione Campania attraverso l’avviso pubblico Selezione di iniziative turistiche di rilevanza nazionale ed internazionale – Prima sessione 1° maggio 2013 – 31 ottobre 2013 (nell’ambito del programma operativo Fesr Campania 2007-2013). I quattro Comuni lavoreranno congiuntamente a un progetto denominato In vino veritas,  che prevede una serie di eventi promozionali del vino sannita coordinati nel tempo e nello spazio tra di loro, finalizzati a favorire l’afflusso di turismo nazionale ed estero sfruttando l’attrazione rappresentata dalla produzione vitivinicola d’eccellenza. Un investimento di 132mila euro, di cui 130mila saranno richiesti alla Regione Campania.