Un punto nevralgico nella gestione del vigneto

Sottofila: tecniche alternative al diserbo

Come gestire al meglio le malerbe lungo il filare, modulando le scelte in funzione delle specifiche caratteristiche del vigneto
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Apertura_portaleAll’inizio degli anni Sessanta del secolo scorso la comparsa degli erbicidi chimici ha rivoluzionato la gestione del suolo dei vigneti, in modo particolare per la semplicità d’impiego, l’efficacia e i costi contenuti. Negli ultimi anni, tuttavia e in modo meritorio, è cresciuta da parte dei viticoltori la consapevolezza dei problemi connessi all’uso non razionale dei diserbanti e dell’impatto che questi possono avere sull’ambiente…

L’ARTICOLO COMPLETO A FIRMA DI MAURIZIO BOSELLI E’ PUBBLICATO A PAGINA 22 DEL FASCICOLO 5/2015 DI VQ. PER ACCEDERE ALLA RIVISTA ONLINE E’ NECESSARIO ESSERE ABBONATI.
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PER APPROFONDIRE

(Approfondimenti a cura dell’autore)

Il suolo come risorsa non rinnovabile

Con l’obiettivo di una viticoltura duratura, che deve assicurare la perennità degli impianti di vite preservando l’ambiente, le tecniche di gestione del suolo hanno un ruolo fondamentale. Il suolo è un ambiente vivo e fragile che deve essere preservato dai danni che può subire: erosione, perdita di sostanza organica, compattamento, perdita di biodiversità. Le tecniche di gestione del suolo, la cui formazione è un processo continuo ma lento, dell’ordine delle migliaia di anni, impattano fortemente sulla sua qualità e fertilità. Al contrario, la distruzione del suolo è molto più rapida e irreversibile a scala temporale di una generazione umana. Si tratta quindi di una risorsa non rinnovabile.

Inerbimento totale: alcune ricerche USA

Secondo Hatch et al. (2011) l’inerbimento totale applicato nei vigneti della Virginia riduce il potenziale idrico (Ψstem) di Cabernet sauvignon e la disponibilità idrica in generale, causa della diminuzione del vigore delle piante, mentre secondo altri Autori non ci sarebbero influenze sul bilancio idrico delle piante di Pinot nero in Oregon (Sweet et Schreiner, 2010) e su Cabernet sauvignon in North Carolina (Giese et al., 2015) utilizzando la medesima tecnica.

Preparazione e semina

La preparazione del letto di semina e la distribuzione del seme delle erbe avventizie lungo il filare non sono pratiche comuni in viticoltura, mancando totalmente attrezzi dedicati. Se per la predisposizione iniziale dello strato di terreno da seminare si può fare appello ad attrezzature già possedute dei viticoltori, la semina richiede la messa a punto di una seminatrice con una tramoggia dotata di un distributore e ugelli per dirigere i semi sulla fila.

Un problema globale

Fra i principi attivi elencati dall’ISPRA nel suo rapporto 2014 sono riconoscibili diversi diserbanti impiegati in viticoltura.
Riguardo il glyphosate, l’erbicida più utilizzato nei vigneti, e il suo metabolita principale AMPA, entrambi presenti nell’elenco fornito dall’ISPRA, le fonti di informazioni scientifiche più numerose sulle problematiche sollevate dal suo impiego provengono dagli USA e dalla Francia per ragioni diverse: dagli USA per l’impiego massiccio del glyphosate sulle colture cosiddette Roundup® ready, cioè soia, mais, canola® (ottenuta dalla colza da genetisti canadesi), erba medica, barbabietola da zucchero, cotone e sorgo transgeniche resistenti all’erbicida (Battaglin et al., 2014), dalla Francia per l’impiego della tecnica del diserbo totale (Sabatier et al., 2014) , ancora invalso in alcune aree viticole di quel Paese, sebbene in radicale diminuzione grazie ai progetti Zéro Herbi Viti (Institut Français de la Vigne et du Vin) e Ecophyto (Ministère de l’Agriculture, de l’Agroalimentaire et de la Forêt).
Il problema dell’infiltrazione di glyphosate e del suo metabolita AMPA nelle acque superficiali e profonde viene affrontato anche in Messico (Ruiz-Toledo et al., 2014), in Svizzera (Daouk et al., 2013), in Cina (Zhang et al., 2015), in Argentina (Sasal et al., 2015).
Il glyphosate, inoltre, è ritenuto responsabile della diminuzione dei lombrichi e delle micorrizze nel terreno, indicando a tale proposito la necessità dell’incremento delle fertilizzazioni (Zaller et al., 2014), della comparsa di specie erbacee resistenti (Service, 2013; Ghanizadeh et al., 2014; Blake-Edwards et al., 2014), dell’induzione di carenze di calcio, ferro, magnesio e manganese nelle piante (Cakmak et al., 2009), della diminuzione della fotosintesi e dell’interferenza con etilene e acido abscissico (Gomes et al., 2014).

Microrganismi benefici per il vigneto

In certe condizioni batteri del genere Azospirillum, come altri che vivono nella rizosfera vegetale, possono aumentare la crescita e la produttività delle colture agrarie; le sostanze di crescita prodotte da questi microrganismi possono stimolare lo sviluppo dell’apparato radicale delle piante, incrementando così l’assorbimento di acqua e nutrienti. È stata inoltre documentata da parte di queste specie di batteri un’attività di biocontrollo, capace di proteggere le piante dall’attacco di agenti patogeni, soprattutto durante le prime fasi di crescita.
Numerosi sono i microrganismi benefici per le piante che sono noti in quanto promotori della crescita (PGPR, Plant Growth Promoting Rhizobacteria) e/o agenti di biocontrollo (BCA, Biological Control Agents). L’effetto di promozione della crescita da parte dei PGPR si manifesta principalmente attraverso il rilascio di metaboliti e processi di fissazione dell’azoto da parte dei microrganismi. Il biocontrollo si verifica invece mediante una azione indiretta dei BCA che interagiscono con i patogeni del suolo grazie a meccanismi diversi quali antibiosi, competizione e parassitismo.

La scelta delle essenze

Alcune esperienze francesi condotte in Languedoc-Roussillon, quindi in ambiente mediterraneo (Gontier et al., 2011; Delpuech et al., 2012; Delpuech, 2014), hanno impiegato alcune essenze non consuete per l’inerbimento sottofila con risultati molto incoraggianti.
Tra queste è citata la pilosella (Pilosella officinarum), endemica anche il Italia, selezionata per il suo portamento strisciante e raso. Si sviluppa per stoloni e forma una copertura omogenea che non necessita di sfalci. Contrariamente alle altre specie, la pilosella va trapiantata e non seminata, cosa che rende il suo utilizzo alquanto oneroso in termini di tempo necessario a costituire una sufficiente copertura, che arriva tuttavia all’80% della superficie in due anni.
Sono state testate alcune specie leguminose (Medicago spp., trifoglio bianco nano, Trifolium fragiferum) che hanno mostrato una perennità limitata nel tempo, e graminacee (Bromus tectorum e Hordeum murinum) i cui risultati sono di un certo interesse, benché le due specie risultino sensibili a prolungati periodi di siccità o di forti piogge, oltre ad avere necessità di un letto di semina preparato in maniera impeccabile (lavorazione e rullatura).
Ulteriormente vengono citate prove con alcune specie di Sedum, di timo, con Plantago coronopus, i cui risultati sono al momento parziali.

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