In Trentino un progetto di viticoltura sito-specifica capitanato da Cavit

Si scrive P.I.C.A., si legge viticoltura di precisione

I dati confermano che la viticoltura si sposta a quote sempre maggiori

La necessità, sempre più attuale, di una gestione completa del processo di produzione vitivinicola (a partire dalla coltivazione fino alle ultime fasi della vinificazione) si scontra, in Trentino come in altre realtà territoriali, col bisogno di integrare reciprocamente diversi strumenti software, eterogenei fra loro, e di renderli compatibili con attività e consuetudini produttive consolidate. P.I.C.A. (Piattaforma Integrata Cartografica Agri-Vitivinicola) è un progetto promosso dalla storica azienda Cavit (Ravina, TN), che integra automaticamente i dati provenienti dai software di gestione delle diverse cantine, consentendo ai tecnici di tutte le cantine sociali socie la gestione cartografica avanzata dei dati vitivinicoli (anagrafe soci, catasto soci, conferimenti) e la consultazione dei modelli previsionali, messi a disposizione da una rete di ricerca teorica ed applicata d’eccellenza come quella trentina (Fondazione Edmund Mach e Fondazione Bruno Kessler).
Si tratta di un sistema informatico che permette agli enologi e agli agronomi di ricevere informazioni specifiche per singolo vigneto in modo da applicare i criteri della viticoltura di precisione, evitando gli sprechi”, spiega a Corriere.it Andrea Faustini, enologo e direttore tecnico di Cavit, che così prosegue: “Per esempio, grazie a più di 150 stazioni meteo sparse sul territorio, la piattaforma mette in relazione l’adattamento della vite al clima e ai suo cambiamenti. Dagli anni Ottanta si è registrato un aumento della temperatura di oltre 1 grado: per questo oggi arriviamo a coltivare l’uva fino a 800 metri d’altezza”.