Vigneti ricettivi ma oospore in ritardo

Peronospora, pioggia infettante a Pasqua

Rischio più rilevante nelle zone orientali della pianura padana e veneta e nelle Marche
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Sventola la bandiera del rischio peronospora sui vigneti del centro-nord Italia. Colpa di una Pasqua 2017 bagnata, seguita da una pasquetta addirittura gelata. Il doppio rovescio climatico di metà aprile rischia di lasciare parecchi strascichi sulla stagione in corso. I danni più gravi sono ovviamente quelli causati sia dalla grandine, che ha colpito molte zone vocate della pianura padana, che dalle gelate, con pesanti ripercussioni in alcune zone del Piemonte, ma anche nelle aree interne del centro Italia versante adriatico. E sul fronte fitosanitario?

Meno di dieci millimetri
I 10 millimetri scarsi caduti tra venerdì santo e domenica (14-16 aprile 2017) al Centro-Nord sono stati sufficienti per innescare le infezioni primarie di peronospora? I responsi dei modelli previsionali non sono univoci. I vigneti della pianura padana erano in piena fase di germogliamento, con situazioni molto diverse – in funzione della zona, del vitigno o del tipo di potatura – ma con germogli già in piena ricettività.

Oospore in ritardo
L’inverno e l’inizio primavera decisamente siccitosi (piovosità media di marzo di 10 mm e inferiore al mm per questa prima parte di aprile nella parte centrale della pianura padana) hanno però determinato un forte ritardo nella maturazione delle oospore di Plasmopara viticola rispetto all’anno scorso. Negli areali che hanno registrato solo lievi precipitazioni tra il 22 e il 25 marzo la percentuale di maturazione delle oospore non era infatti arrivata al 70%. Morale?

Il responso di Vite.Net
Nella piattaforma Vite.Net, messa a punto da Horta e dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, basata sul modello previsionale DOWGRAPRI, il barometro della peronospora ha virato al rosso solo in alcuni areali della Romagna, delle Marche e del Basso Veneto (Portogruaro).
Più contenuto il rischio nell’Oltrepo pavese e nel Monferrato. Chi non si è premunito con trattamenti preventivi con prodotti di copertura (magari privilegiando quelli con efficacia collaterale contro le prime infezioni di escoriosi), o anche con prodotti sistemici nei vigneti con germogli più sviluppati, può però avere avuto difficoltà ad entrare in vigneto nei giorni successivi, a causa di grandine e gelo. Temperature basse che hanno conseguenze anche sulla durata dell’incubazione della peronospora, con sintomi che potranno manifestarsi anche dopo 12-14 giorni dall’infezione.

Intanto, l’oidio
Decisamente più avanzata invece la situazione per la difesa antioidica. Da metà aprile nelle zone suscettibili della pianura padana e veneta, piogge superiori o uguali ai 2,5 mm con temperature superiori o uguali ai 10°C si sono rivelate sufficienti a dar luogo ad infezioni ascosporiche. Pertanto, nei vigneti solitamente colpiti o con varietà particolarmente sensibili, in attesa dell’inizio della difesa antiperonosporica, occorreva premunirsi con un intervento con zolfo o antioidici, tenendo conto delle previsioni di pioggia.