Nasce in Trentino un progetto di ampio respiro per una gestione integrata e completa del processo produttivo

P.I.C.A.: più precisione, meno sprechi, più qualità

Dalla collaborazione tra Cavit e Fondazione Edmund Mach
Vigneti della Val di Gresta, nella parte sud del Trentino.

Rendere possibile una gestione completa del processo di produzione vitivinicola, dalla coltivazione delle uve alle ultime fasi della vinificazione, con la possibilità di integrare più strumenti software, eterogenei fra loro, e di renderli compatibili con attività e consuetudini produttive consolidate. È stata questa l’idea di fondo che nel 2011 ha spinto Cavit, azienda trentina rappresentante di 4.500 soci proprietari di 5.400 ettari di vigneto, a studiare, con la collaborazione della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (F.E.M.), la caratterizzazione del territorio e delle potenzialità viticole dell’area di produzione delle sue 11 cantine associate. E a realizzare, grazie al contributo determinante di MPA Solutions, spin off della Fondazione Bruno Kessler di Trento, la prima Piattaforma Integrata Cartografica Agriviticola (P.I.C.A.). Un progetto di ampio respiro, che fin da subito ha mirato a creare una migliore integrazione della filiera vitivinicola trentina, per conseguire un metodo di produzione orientato a una viticoltura di precisione ecosostenibile.

La piattaforma del futuro

Vediamo quindi in cosa consiste questa piattaforma, in grado di congiungere, in un’ottica di sostenibilità che tiene in considerazione aspetti ecologici, sociali ed economici, il complesso vite-terreno-clima e strumenti innovativi per la gestione della componente ambiente-paesaggio-territorio. In un unico, ma molto articolato, sistema informatizzato stanno tuttora confluendo banche dati di interesse agrario (tipologia di terreno, profondità del suolo, caratteristiche climatiche di ciascuna area viticola, dotazione idrica del suolo in tempo reale, vigore ed efficienza fotosintetica di vigneti di riferimento ecc.) e software di gestione specialistici da parte di F.E.M., permettendo la creazione di mappe tematiche che aiutano ‒ anche visivamente ‒ a comprendere i livelli di uniformità/diversità tra un territorio e un altro, tra un vigneto e quello vicino, o, addirittura, all’interno di uno stesso vigneto. Il collegamento con Cavit e con le cantine ad essa afferenti, poi, consente di sovrapporre tutte queste informazioni ai catasti viticoli, aggiornati e dettagliati, e di conseguenza a tutti i parametri tecnici e produttivi, ivi compresi i valori qualitativi delle singole partite di conferimento, giorno per giorno, ora per ora. In questo modo ogni gestore di un vigneto e utente del software potrà soddisfare i più diversi bisogni e le più svariate richieste.

Interventi mirati e ad hoc

Qualche esempio? Già in fase di programmazione e rinnovamento degli impianti, dopo che il software avrà interpolato tutti gli indici climatici e i dati pedologici per una determinata zona, il viticoltore potrà sapere quali sono, per essa, i vitigni più adatti. In fase di coltivazione sarà garantito un razionale e controllato utilizzo della risorsa idrica, dal momento che, grazie a una rete di stazioni meteorologiche distribuite capillarmente su tutto il territorio viticolo, le scelte irrigue passeranno attraverso l’elaborazione del dato meteorologico in associazione alla previsione e saranno circostanziate sulla profondità del terreno e sulla granulometria. Nel caso in cui, inoltre, il viticoltore voglia programmare interventi di fertilizzazione, verranno confrontate le dotazioni naturali del terreno e la vigoria di impianti in osservazione sperimentale che i tecnici e i ricercatori tengono sotto costante monitoraggio. Un quarto esempio è la possibilità per gli enologi, i direttori di cantina, gli agronomi, i tecnici di campagna e i singoli viticoltori, grazie alla visualizzazione dei dati descrittivi di ogni vigneto in formato tabellare o cartografico, di fare ipotesi di raccolta affinate sulla base dell’evoluzione dei parametri qualitativi delle uve, prelevate in vigneti di riferimento ma estendibili, con ottima previsione, agli altri siti viticoli ritenuti paragonabili.

Al servizio della qualità

Com’è facilmente intuibile, le ricadute positive del progetto sono molteplici. Tra le altre, il fatto che i risultati dello studio di zonazione di FEM potranno essere utilizzati, dagli utenti di Cavit e da quanti saranno autorizzati dalle cantine socie Cavit, per creare casistiche ed elaborare modelli previsionali che permettono di individuare le condizioni ambientali più indicate per ottenere uve in grado di trasferire nel vino il carattere di ogni territorio, prendendo in considerazione anche gli effetti dei cambiamenti climatici sulla specifica vocazionalità viticola delle diverse aree oggetto di studio. Tutti i dati raccolti riguardanti lo studio di caratterizzazione del territorio vitato, inoltre, una volta informatizzati e gestiti in web, potranno essere coordinati attraverso il software di consultazione suolo/vitigno/irrigazione, col vantaggio di poter migliorare notevolmente l’applicazione delle tecniche della viticoltura di precisione, di ottenere un miglioramento qualitativo dei diversi vini e di consentire una positiva rivalutazione della figura del viticoltore, che potrà godere di uno strumento di lavoro e di valorizzazione della propria professionalità.

 

I benefici del progetto
– Gestione delle pratiche agronomiche secondo i principi della viticoltura di precisione
– Scelta varietale effettuata in base all’ambiente di coltivazione
– Precisa programmazione della vendemmia
– Corretta realizzazione dei nuovi impianti
– Risorse idriche ottimizzate
– Miglioramento qualitativo del prodotto finito
– Ecosostenibilità
– Positiva rivalutazione della figura del viticoltore
– Individuazione di zone idonee per produzioni di vini tradizionali e/o di eccellenza
– Raccolta di informazioni scientifiche, prodotte da fonti autorevoli
– Costituzione di banche dati di interesse agrario.

 

L'unione fa la forza
A colloquio con Andrea Faustini, (nella foto), Enologo e Direttore tecnico di Cavit.
Nell’elaborazione della piattaforma P.I.C.A., cosa vi ha creato più difficoltà?
“Il progetto è particolarmente complesso da gestire, perché coinvolge Enti molto diversi tra loro e un numero elevato di persone che coordinano le varie competenze dello Studio di caratterizzazione del territorio vitato, che ammonta a 5.400 ettari. Tuttavia, la capacità di interagire delle Fondazioni Edmund Mach e Bruno Kessler, il loro livello di competenza e la cooperazione di tutte le persone coinvolte hanno facilitato la realizzazione di questo grande lavoro di squadra”.
È possibile affermare che, nelle aree oggetto di studio, l’applicazione delle tecniche della viticoltura di precisione è già migliorata?
“In questa prima fase di realizzazione stiamo ancora lavorando molto sui dati rilevati per determinare il tipo di risposta vegetativa dei vitigni più rappresentativi del Trentino, coltivati in diverse zone e a diverse altitudini (185 vigneti pilota individuati a diverse altitudini nelle 5 zone viticole della provincia di Trento). Per quanto riguarda il calcolo del fabbisogno idrico delle viti, invece, dall’anno scorso abbiamo avviato una collaborazione con 5 consorzi irrigui in tre aree del territorio, predisponendo modelli di irrigazione che saremo in grado di migliorare nel giro di qualche anno, quando avremo a disposizione un maggior numero di situazioni da poter monitorare”.
Quali fasi vi rimangono da ultimare?
“Per quanto riguarda lo studio di macro-caratterizzazione dei suoli, concluderemo tra due anni la definizione della Carta dei Suoli del Trentino (su scala 1:20.000), completando quest’anno i rilievi nell’ultima zona che ci rimane da studiare: la Valsugana. Il prossimo anno raccoglieremo l’ultima serie di dati vegeto-produttivi e i dati necessari per l’elaborazione delle mappe descriventi la variabilità interna al vigneto in termini di aree NDVI (Normalized Difference Vegetation Index), che costituiranno la base di riferimento per la verifica dello stato nutrizionale nei vigneti. Siamo a buon punto anche con la definizione dello studio per la caratterizzazione degli appezzamenti e la realizzazione dei modelli di maturazione. I prossimi due anni di lavoro saranno poi particolarmente impegnativi per la realizzazione di un Atlante cartografico meteo-climatico e del software di consultazione delle informazioni suolo/irrigazione/vitigno, che costituiscono il cervello del sistema e la fonte da cui attingere per lo sviluppo delle potenzialità future di questo lavoro”.

 

Un balzo in avanti per il mondo viticolo
A colloquio con Maria Venturelli (nella foto), Coordinatore di progetto e Responsabile del Dipartimento Filiere Agroalimentari Centro di Trasferimento Tecnologico – FEM, San Michele all’Adige.
Si può stabilire un margine di errore determinato dall’utilizzo della piattaforma?
“Quando parliamo di fenomeni biologici dobbiamo essere consapevoli che un chicco d’uva è diverso da un altro e che il terreno ha variabilità che possono essere importanti anche nel giro di pochi metri. Con questo approccio, le risposte che i ricercatori si sono impegnati a dare attraverso l’uso dei software da loro programmati sono sottoposte, in fase progettuale, a verifiche sul campo, in modo che sia continuamente esaminata la rispondenza del dato. Anche in prospettiva si avrà questo continuo ritorno informativo, grazie ai sistematici confronti tra risultati attesi e risultati reali, attraverso, ad esempio, le migliaia di determinazioni qualitative effettuate dalle cantine in sede di conferimento”.
Quali sono le ricadute positive che il progetto potrà avere sulle cantine non socie di Cavit o su altri produttori?
“Cavit, con il progetto P.I.C.A., ha gettato le basi per un significativo balzo in avanti sui temi della sostenibilità e della qualità per l’intero mondo viticolo. I vantaggi di una gestione informatizzata di tutti i parametri tecnici interpolati con i parametri gestionali di ogni vigneto di un produttore, o di una cantina, o di un territorio, potranno portare a indiscussi benefici in ambienti viticoli, come quelli trentini, che sono caratterizzati da forte frammentazione fondiaria e da decisa caratterizzazione di terreni e microclimi”.
Avete riscontrato interesse per questa iniziativa anche da parte di imprenditori agricoli, enologi o cantine non facenti capo al gruppo Cavit?
“Fin dall’avvio del progetto abbiamo avuto modo di riscontrare l’interesse di altri produttori, ma preferiamo, d’intesa con Cavit, privilegiare il completamento di questa fase iniziale prima di allargare il bacino d’utenza, anche se stiamo già lavorando in un’ottica di apertura”.
Il progetto verrà replicato?
“Non esiste preclusione, ma sottolineo che il progetto si basa su due elementi portanti: i software e i dati. In FEM abbiamo lavorato molto non solo sulla valorizzazione dei dati esistenti, ma anche sulla sistematica raccolta di dati di campagna, il pilastro funzionale del progetto. Altri territori potranno fruire dei vantaggi derivanti dall’implementazione di PICA solo a condizione che la quantità e la qualità dei dati immessi non vanifichi la solidità del sistema. La modularità dello strumento, inoltre, consente di pensare a interessanti evoluzioni, sulle quali, per ora, manteniamo il dovuto riserbo. Ma sviluppi futuri e aperture ad altre realtà possono essere visti in abbinamento, per creare sinergie in termini di forze in campo e di idee”.

Articolo a firma di Laura Turrini

Approfondimenti a cura di Fondazione Edmund Mach e Cavit

 

PER APPROFONDIRE

P.I.C.A. presentazione

P.I.C.A.Dossier Aprile2013