Nuovi metodi di controllo e lotta alla fillossera.

Come mai, in un mondo dominato da portinnesti tolleranti e in cui il problema della fillossera sembra essere sotto controllo, si dedica così tanta attenzione al piccolo insetto? Lo abbiamo chiesto ad Astrid Forneck, responsabile del gruppo di ricerca sulla fillossera presso l’università di Vienna.

Negli ultimi anni abbiamo assistito all’apparizione di biotipi di fillossera più aggressivi e a infezioni massive anche laddove prima il problema era limitato”. Il perché di tale cambiamento? “Si tratta di un fenomeno molto complesso da spiegare e sicuramente da ricondurre alla concomitanza di più fattori. Da una parte le mutate condizioni climatiche, estati più lunghe e calde e inverni meno rigidi, hanno favorito un aumento degli individui delle diverse popolazioni. Come conseguenza la pressione selettiva, dovuta a sovrappopolazione, è aumentata e ha fatto sì che, come in qualunque processo di selezione, sopravvivessero individui altamente specializzati e adatti alle attuali condizioni ambientali. Anche il cambiamento nella gestione dei vigneti a cui abbiamo assistito negli ultimi dieci anni, ora più rispettosa dell’ambiente e meno radicale, ha favorito un aumento della fauna pedologica. Questo ha sicuramente molti aspetti positivi, ma laddove non esistano gli antagonisti naturali, come nel caso della fillossera, può creare squilibri”.

Originaria del Nord America e importata per svista intorno alla metà del XIX secolo, la fillossera della vite (Daktulosphaira vitifoliae Fitch, 1856) si insediò con successo dapprima in Francia e poi nel resto d’Europa, Italia compresa. I danni furono ingenti, tanto che si dovette procedere all’espianto e reimpianto di molti vigneti e tanto da contribuire alla scomparsa in Europa di alcune varietà di vite.

I DANNI

Fillossera in stadio di radicicole che si nutrono su radice di vite.
Nel terreno le infestazioni hanno luogo sulle radichette assorbenti, provocando deformazioni sotto forma di ingrossamenti.
Le deformazioni hanno la forma di nodosità ricurve in posizione apicale oppure di lesioni profonde, dette tuberosità.

Difficile da osservare, la fillossera – fitofago dal ciclo vitale alquanto complesso – passa una buona parte del suo tempo sotto il terreno, a livello dell’apparato radicale dove, perforando con il suo stilo il tessuto meristematico delle radici di conduzione per succhiarne la linfa, provoca lesioni profonde, che si manifestano come tuberosità e che compromettono la funzionalità delle radici stesse.

Nelle viti che non hanno sviluppato alcun tipo di tolleranza alla fillossera – ovvero tutte le viti europee, asiatiche e poche varietà di vite americana – questo provoca stress idrico o minerale, maggiore sensibilità all’attacco secondario da parte di altri parassiti e un lento ma inesorabile declino della vitalità della pianta. Le viti tolleranti – ovvero la maggior parte delle varietà americane – hanno sviluppato, grazie al lungo periodo di convivenza con la fillossera e a un conseguente processo di co-evoluzione, diversi meccanismi a livello fisiologico, anatomico e naturalmente genetico che impediscono all’insetto di compromettere il funzionamento delle radici di conduzione e indebolire eccessivamente la pianta.

La fillossera può causare anche danni all’apparato aereo delle viti in forma di galle delle dimensioni di pochi millimetri (nella foto di apertura), in cui una femmina può deporre fi no a 500 uova per volta. Normalmente solo le viti americane sono interessate da questo tipo di problema e le dimensioni delle popolazioni, e quindi il numero di galle, sono tali da non causare gravi danni alle piante. Tuttavia alcune osservazioni condotte in Ungheria indicano come negli ultimi anni si siano verificate maggiori infezioni a livello fogliare anche su Vitis vinifera, in zone con condizioni ambientali favorevoli allo sviluppo del fitofago, molto calde e umide. “Abbiamo voluto analizzare se tali infestazioni potessero condurre a danni economici anche in vigneti esclusivamente con viti innestate. Il risultato è che si sono registrate riduzioni sia nella qualità sia nella quantità delle uve prodotte – dice Laslo Kocsis, della Pannonian University in Keszthely – È quindi fondamentale applicare tecniche di coltivazione e gestione del vigneto che permettano di contenere lo sviluppo delle popolazioni di fillossera”.

CONSAPEVOLEZZA INNANZITUTTO

Nodosità multiple in stadio iniziale indotte da fillossera su radice di vite.

È sicuramente prematuro lanciare l’allarme, ma è importante acquisire consapevolezza della nuova attualità del problema. “Quando parliamo di fillossera ai viticoltori qui in Austria, ad esempio, riscontriamo la generale tendenza a negare che il parassita sia presente o possa costituire ancora un pericolo. Le nostre osservazioni, però, dicono che esso è presente, soprattutto laddove le vigne vengono abbandonate e i portinnesti vegetano offrendo alla fillossera nuovi habitat e la possibilità di diffondersi più facilmente anche per via fogliare”, afferma Astrid Forneck. È indispensabile mettere dunque a punto programmi e sistemi di monitoraggio e, qualora questi indicassero la presenza di una popolazione, procedere all’analisi e classifcazione della popolazione stessa. Laddove la ricerca è più attiva – Germania, Australia in primis, ma anche Austria, Ungheria, Cina – ogni popolazione di fillossera viene descritta anche geneticamente, con tecniche di analisi del Dna. In questo caso, infatti, l’interazione ospite-parassita è molto specifica.

Le viti non mostrano lo stesso grado di tolleranza verso tutti i ceppi di fillossera e, viceversa, lo stesso ceppo di fillossera può risultare più o meno aggressivo, a seconda della varietà di vite con cui viene in contatto. È quindi necessario tipizzare non solo l’ospite, ma anche il parassita per ottimizzare i risultati dei programmi di selezione del portinnesto.

PORTINNESTI: L’ALTRO LATO DELLA MEDAGLIA

La selezione di nuovi portinnesti è un tema molto attuale nella prevenzione dei danni da fillossera. Peter Schwappach – Istituto bavarese per la viticoltura, Germania – riportando osservazioni condotte in vigneti sulle rive del lago di Garda, dove la fillossera è presente nel suolo, riferisce di diversi gradi di tolleranza dei portinnesti attualmente in uso. Il pool genetico a cui oggi la selezione attinge è molto ristretto.

Si tratta soprattutto di ibridi di Vitis berlandieri e Vitis riparia, anche perché altre specie, pur dimostrando ottimi livelli di tolleranza, hanno anche caratteristiche che ne limitano le possibilità d’uso. Ad esempio: “La varietà Börner, un incrocio tra V. riparia e V. cinerea, che si differenzia dunque dalla maggior parte degli incroci utilizzati, ha mostrato fi nora la miglior tolleranza. Sfortunatamente, però, non è adatta per suoli calcarei che sono tipici di molte regioni vitivinicole, come ad esempio la Franconia”, spiega Peter Schwappach.

La selezione di nuovi portinnesti sia tolleranti, sia economicamente interessanti, è una strada indispensabile da perseguire nella lotta alla fillossera perché “qualora la tolleranza dei portinnesti attualmente in uso dovesse venire meno, cosa che peraltro in alcuni luoghi è già accaduta, sarebbe molto diffi cile trovare in breve tempo nuove varietà con le stesse performance”.

ALTERNATIVE: POSSIBILI MA LONTANE

A oggi l’innesto di Vitis vinifera su portinnesti di viti americane tolleranti alla fillossera è non solo la soluzione migliore contro il fitofago, ma anche uno degli esempi di lotta biologica di maggior successo. La selezione di nuovi ibridi, attingendo a tutti i pool genetici disponibili che dimostrino un certo grado di tolleranza, rimane sicuramente il ramo dominante nella ricerca di soluzioni nella lotta contro la filossera.

A questo si affiancano ricerche per individuare e isolare i geni coinvolti nel fenomeno di tolleranza e non si esclude la via della modificazione genetica. Parallelamente si verificano altre possibilità, come ad esempio l’identificazione di antagonisti della fillossera, che potrebbero aiutare almeno a contenere l’espansione del fitofago. Un esempio a questo riguardo sono gli studi in corso su interazione tra fillossera e batteri (all’Università di Agraria di Vienna, per esempio), tra fillossera e nematodi (Inra, Francia) e tra fillossera e funghi (Università della Pannonia, Ungheria).

LE PROSPETTIVE

Molti sono i canali di ricerca aperti per affrontare la complessità di tale tema nel modo più idoneo ma, per ora, alla pratica non rimane che continuare nell’utilizzo dei portinnesti tolleranti selezionati fi no a oggi. Nell’attesa che nuove selezioni e nuove soluzioni siano mature per il mercato, gli operatori del settore sono invitati a una maggiore presa di coscienza della presenza della fillossera nei vigneti: “È importante non fare l’errore di sottovalutare o addirittura negare l’esistenza del problema – si afferma come conclusione generale del simposio – Tutte quelle misure di gestione del vigneto che contribuiscano a limitare la diffusione del fitofago sono un apporto importante alla lotta contro la fillossera”.

(Maria Luisa Doldi)