Il Consorzio di Tutela si dota di una commissione consultiva permanente su vitigno e territorio

Nasce il comitato tecnico del Lugana Doc

Primo impegno, la selezione di nuovi cloni

Lugana DocIl Consorzio di Tutela del Lugana Doc celebra una tappa importante: l’istituzione ufficiale della Commissione tecnica, prevista fin dal 1990 ma mai attivata fino ad oggi in modo strutturato. Una decisione approvata all’unanimità dal nuovo Consiglio di Amministrazione guidato da Luca Formentini, riconfermato da poche settimane alla presidenza: “Si tratta di un passo fondamentale per la crescita del nostro Consorzio in qualità tanto del prodotto che ambientale – spiega Formentini -. La commissione è una sorta di laboratorio in cui i nostri associati potranno sperimentare un nuovo modo di lavorare insieme, basato sulla condivisione. Stiamo vivendo un periodo particolarmente positivo, con oltre il 70% della produzione esportato sui mercati di tutto il mondo e un record di quasi 14.000.000 di bottiglie nel 2015. Ma non dobbiamo restare passivi quanto invece utilizzare con intelligenza questa fase: è il momento di rilanciare ed investire nella creazione di una rete fra tutte le aziende per la condivisione continua di esperienze e competenze. Questo patrimonio comune sarà il presupposto per alimentare il successo e far sì che di esso benefici l’intero territorio. Siamo infatti convinti che il nostro vino abbia un legame biunivoco e indissolubile con la terra da cui origina: il Lugana può e deve aiutare a migliorare la cultura della tutela e della sostenibilità ambientale”.
Del comitato tecnico fanno parte circa 40 persone, i membri del CDA, i tecnici di cantina delle aziende e gli enologi del territorio. L’obiettivo è elevare la qualità della denominazione rafforzandola nella sua identità, a partire dalla ricerca dell’espressione più spontanea e diretta del vitigno autoctono, la turbiana. Non a caso all’ordine del giorno della riunione istitutiva della commissione vi era il progetto dedicato alla selezione clonale.Si tratta di veri e propri recuperi dei patrimoni genetici di vecchie piante individuate in alcuni vigneti storici indagati dal 2009 al 2011 nel territorio del Lugana – spiega il Direttore Carlo Veronese -. Da questi tralci sono state prodotte barbatelle messe a dimora in un vigneto sperimentale formato da 15/20 piante per ciascuno dei circa 60 presunti cloni isolati. Queste piante vengono meticolosamente controllate e, dal 2014, vendemmiate separatamente. Nel 2015 sono state prodotte 35 microvinificazioni che il comitato tecnico ha potuto degustare in anteprima. I cloni che risulteranno più “convincenti” per 3 anni consecutivi, in base ai precursori aromatici, verranno codificati come figli di questo territorio, portando così avanti un importante contributo al mantenimento della biodiversità del nostro territorio e della turbiana”.
Il Lugana è il suo territorio, non un prodotto studiato a tavolino per il mercato: “Anzi, nel nostro caso possiamo dire che sia stato il mercato ad avvicinarsi al prodotto – conclude Formentini -, un vino con un carattere inconfondibile, sempre più apprezzato in particolare all’estero. Il Consorzio è reduce da una serie di appuntamenti negli USA in collaborazione con il Culinary Institute of Americae CAST Aliment e nel Regno Unito, dove abbiamo partecipato con soddisfazione alla London Wine Fair. In entrambe le occasioni abbiamo riscosso grande entusiasmo ed interesse per il Lugana, che si posiziona saldamente nella fascia di qualità e di consumo alta, prodotto top fra i vini bianchi italiani”. Nelle prossime settimane il Consorzio sarà invece impegnato a casa propria, aprendo la sua sede a degustazioni riservate ai curatori delle più importanti Guide del Vino italiane.