Il linguaggio degli esperti nel nostro mondo di odori senza nome

Man smelling red wine fragrances

Nelle civiltà occidentali cosiddette WEIRD (Western, Educated, Industrializad, Rich, Democratic) la capacità di dare un nome e descrivere gusti e odori, sia in termini di affinità sia con metafore, è generalmente molto ridotta. Non è così per tutti. Alcune popolazioni della Malesia ad esempio hanno un linguaggio olfattivo estremamente articolato e ricco e manifestano la stessa facilità nel descrivere gli odori che noi abbiamo nel dare un nome ai colori. Anche nel nostro mondo di odori senza nome tuttavia c’è chi ha sviluppato strategie linguistiche più evolute per descrivere le caratteristiche di uno o diversi prodotti: sono gli esperti, profumieri e degustatori professionisti di vino o di caffè ad esempio, che formano quindi una sotto-popolazione linguistica con la propria pratica comunicativa e rituale per aromi e odori.
Uno studio realizzato da due ricercatori olandesi e pubblicato sulla rivista PlosOne tenta di dare una risposta alla domanda: gli esperti di vino o di caffè hanno una maggiore capacità di codificare gli odori (ovvero assegnare a essi termini univoci e coerenti) rispetto ai neofiti soltanto per la materia in cui sono competenti o la loro abilità linguistica è generalizzabile?
I risultati ottenuti con test sulla capacità di codificare gli odori di vino e caffè, sulla coerenza dei termini utilizzati e sul riconoscimento degli odori e dei sapori, hanno messo in evidenza che gli esperti utilizzano una diversa strategia linguistica solo nell’ambito della propria expertise. I degustatori di vino ad esempio hanno un linguaggio più ricco rispetto agli altri gruppi nel descrivere i vini e utilizzano di più i termini che associano uno stimolo alla sua origine (ad es. mela) rispetto ai neofiti che utilizzano un maggior numero di termini di apprezzamento (come piacevole o gustoso). Tuttavia gli esperti di vino e ancora meno quelli di caffè, hanno solo un lieve vantaggio linguistico nella capacità di descrivere gusti e aromi e sempre limitato alla propria area professionale. L’esperienza sensoriale pertanto non sarebbe sufficiente a superare i confini culturali del nostro linguaggio. Allo stesso modo, poiché è il linguaggio che ci permette di comunicare le sensazioni di qualunque tipo, insieme all’addestramento alla percezione degli stimoli, anche per gli esperti sarebbe opportuno, secondo gli autori, attribuire una maggiore enfasi alla pratica verbale di descrizione delle percezioni sensoriali.

Articolo originale: I. Croijmans, A. Majid (2016). Not All Flavor Expertise Is Equal: The Language of Wine and Coffee Experts. PLoS ONE 11(6): e0155845. doi:10.1371/journal.pone.0155845.

Abstract a cura di Alessandra Biondi Bartolini