Un percorso completo tra vigna e allevamento

Le oche vignaiole. Un progetto per il vivere naturale

Il concetto di agroforestry

OcaCosa ci fanno delle oche in vigna? Questa la prima domanda che i visitatori si pongono arrivando alla cantina Di Filippo, azienda storica a Cannara nel cuore dell’Umbria vinicola a pochi chilometri da Montefalco. In un vigneto sperimentale (lo scorso anno è stato fatto su 0,5 ettari, questo anno è prevista una produzione su 2 ettari), adeguatamente recintato a protezione degli animali, scorrazzano le oche vignaiole che, in realtà nutrendosi delle erbe che nascono tra i filari, operano per il controllo della ricrescita del cotico erboso e quindi per ridurre al minimo l’utilizzo di macchinari  diminuendo l’impatto ambientale e la compattazione del terreno. Non solo, le oche concimano, fertilizzano e migliorano la qualità della sostanza organica potenziando l’attività microbica del suolo.
La parte iniziale del nostro progetto – spiegano Emma e Roberto Di Filippo, titolari dell’azienda e primi promotori, dopo il padre Italo fondatore dell’azienda, della scelta biologica prima e biodinamica dopo – prevedeva appunto la ricerca di animali che potessero sostituire i mezzi meccanici nella pulizia dei filari e che andassero a integrarsi al lavoro dei cavalli, che hanno sostituito i trattori per la lavorazione in vigna di 4 ettari sperimentali”.
L’introduzione delle oche ha rappresentato un primo passo importante che è rientrato nella filosofia aziendale di un vivere rispettando al massimo la natura nell’ottica della sostenibilità ambientale cercando di limitare i trattamenti e il consumo di territorio.
“Avendo le oche, abbiamo anche pensato a come queste potessero essere introdotte nel ciclo dell’alimentazione umana una volta “in pensione” – spiegano Emma e Roberto -. Per questo abbiamo iniziato una collaborazione con l’Università di Perugia, per comprendere come poter realizzare una filiera che arrivasse anche a realizzare un prodotto finale per il consumo alimentare”.
Secondo i Di Filippo, infatti, l’aumento della popolazione mondiale deve condurre a pensare che il territorio vada utilizzato in maniera differente. E’ il concetto di agroforestry: il sinergismo di più colture sullo stesso appezzamento (vino e carne).
Semplificando, non è più possibile pensare, secondo i due fratelli viticoltori, di utilizzare ettari per la vigna ed ettari per l’allevamento, ma si possono integrare le due cose per risparmiare territorio e risorse. Il progetto di ricerca si è quindi rivolto in questa direzione con tappe che certificassero la fattibilità dell’operazione per trasformare un’idea in realtà verificando le componenti zootecniche, agronomiche, pedologiche, microbiologiche e veterinarie.

Il Progetto in sintesi
In sostanza il percorso dalla vigna all’allevamento, al prodotto finale può essere sintetizzata nei seguenti passi.
Si parte dai riproduttori (oche adulte che sono cresciute in azienda) che, depongono le uova feconde in un periodo compreso tra gennaio a giugno. Successivamente le uova sono incubate in azienda ed le ochette nascono tra febbraio e marzo. Appena nate, all’inizio del loro percorso, sono tenute in un ambiente naturale protetto e alimentate con mangime biologico selezionato dall’azienda per 1 mese e mezzo. Le oche, quindi, vengono introdotte nei filari della vigna dopo la metà di aprile evitando che gli animali danneggino il tralcio germogliato della vite. I filari della vigna vengono suddivisi in settori con in testata piccoli ricoveri e vasche di abbeveraggio, quindi i capi vengono spostati da un settore all’altro ogni settimana. In questo modo il vigneto diventa il luogo dell’allevamento degli animali che si muovono liberamente tra i filari tenendo pulito il terreno, concimando e permettendo di abbattere il lavoro e i trattamento colturali.
I vantaggi sono diversi, grazie a queste tecniche di agroforestry. Le oche, infatti, puliscono il terreno dalle infestanti, concimano naturalmente migliorando la carica microbica del terreno e fanno risparmiare risorse evitando le lavorazioni e le concimazioni con un risparmio di carburante ad ettaro quantificabile in 100 litri.
Inoltre la carne di queste oche, essendo allevate al pascolo, è eccellente perché è molto magra, ha un elevato livello di grassi omega 3 e di antiossidanti naturali (caroteni, vitamina E, polifenoli).
Questa fase sperimentale – dicono i due fratelli – ci ha permesso anche di comprendere quanto sia possibile estendere il progetto ad altre aree della nostra azienda. Chiaramente il nostro obiettivo non è quello di creare un allevamento di oche per la produzione di cibo per il cliente dell’azienda o per la filiera alimentare. Il punto focale che ci ha spinto in questa direzione va verso la possibilità di dimostrare quanto con gli animali si possa inquinare meno (utilizzando meno macchine e quindi gasolio) da una parte; dall’altra di dare un contributo a un utilizzo migliore del territorio, che riteniamo necessario per un futuro vivibile”.
L’azienda intende ringraziare Cesare Castellini ed Alberto Agnelli del Dipartimento di Scienze Agrarie, alimentari e Ambientali dell’Università degli Studi di Perugia; Alice Cartoni Mancinelli e Luca Piottoli dello spin off universitario FARE.