Negli ultimi anni la vite ha spostato il suo baricentro produttivo dalle zone marginali a quelle più fertili di pianura

La qualità c’è dove c’è reddito

La vite potrà rimanere in collina e in terreni marginali solo a fronte di un adeguato valore aggiunto dei prodotti ottenuti
Paolo Giudici

“È un dato di fatto: negli ultimi anni la vite ha spostato il suo baricentro produttivo dalle zone marginali, tradizionalmente considerate ad alta vocazione viticola, a quelle più fertili di pianura. Ciò si deve principalmente a due eventi indirettamente legati: in primo luogo il maggior reddito netto per unità di superficie che la  vite conferisce rispetto alle coltivazioni storiche di cereali e alla zootecnia; in secondo luogo, i minori costi di produzione dell’uva nelle zone fertili e/o completamente meccanizzabili che consentono di attuare politiche di prezzo e distribuzione del reddito veramente efficaci.
A fronte di questi dati di fatto, se ci fosse chiesto di fare una previsione, non esiteremmo a dire che la vite avrà forti difficoltà a sopravvivere nei terreni storicamente ritenuti vocati. La vite potrà rimanere in collina e in terreni marginali solo se il valore aggiunto dei prodotti ottenuti o l’impiego di una meccanizzazione di tipo specializzato consentiranno di colmare lo svantaggio dei minori costi delle aree più fertili e meccanizzate. Il vero vino di qualità è quello che dà reddito ai viticoltori e ai trasformatori e che piace ai consumatori”.

Paolo Giudici, Tommaso Bonciani, Matteo Storchi – Università di Modena e Reggio Emilia

Commento a Editoriale VVQ 1, Gennaio 2017