Il metodo rivoluzionario di potatura messo a punto dagli agronomi friulani Marco Simonit e Pierpaolo Sirch

La potatura ramificata per assicurare la continuità linfatica

La nuova professione del Preparatore d'Uva
Corretto posizionamento delle forbici per non asportare le gemme della corona con il taglio.

È stato definito una rivoluzione nella viticoltura, un nuovo Rinascimento vinicolo, ma in realtà si basa su un concetto così semplice che lascia quasi di stucco. Stiamo parlando del Metodo di potatura della vite Simonit&Sirch, sperimentato per la prima volta in Friuli Venezia Giulia nel 1988, ormai conosciuto a livello internazionale e applicato da oltre un centinaio di importanti aziende europee distribuite fra Italia, Francia, Austria, Svizzera, Spagna, Germania e Portogallo. A metterlo a punto sono stati i due agronomi friulani Marco Simonit, Oscar del vino 2012 come miglior agronomo viticoltore, e Pierpaolo Sirch, i quali, partendo dalla constatazione che spesso le viti si ammalano e si infettano per una squilibrata impostazione delle potature, hanno studiato gli antichi vigneti italiani ed europei e hanno applicato il loro metodo alle esigenze della moderna vitivinicoltura e ai sistemi di allevamento più intensivi, come la spalliera, il guyot e il cordone speronato.

Preservare l’integrità del sistema vascolare

La chiave di volta per risolvere le attuali problematiche del deperimento dei vigneti e della riduzione della produttività, secondo Simonit e Sirch, coincide proprio con un corretto metodo di potatura, che si può applicare a tutti i sistemi di allevamento della vite. “Abbiamo osservato – spiega Marco Simonit – che le grosse ferite da taglio compromettono il sistema linfatico della vite a causa del disseccamento interno che provocano e che le piante così potate invecchiano precocemente. Perciò abbiamo messo a punto un sistema di potatura conservativa rispettosa dell’integrità e della continuità del flusso linfatico della vite”. Il segreto, quindi, sembra essere tutto qui: effettuare con un approccio individuale, pianta per pianta, una potatura ramificata con piccoli tagli sul legno giovane, poco invasivi sul sistema di conduzione della vite e orientati sempre sullo stesso lato, per separare il legno vivo da quello secco che si forma dopo un taglio di potatura. I risultati dell’applicazione di questo metodo hanno dimostrato che le piante dotate di un sistema linfatico integro, in poche parole dotate di una buona idraulica, mostrano maggiore omogeneità di risposta vegeto-produttiva, si sviluppano in modo conforme, sono più longeve e costanti nella qualità del prodotto. Una maggior quantità di legno vivo, infatti, porta ad avere un più elevato accumulo di sostanze di riserva, uniformità di germogliamento, fioritura, invaiatura, maturazione, sviluppo e lignificazione dei tralci, oltre a una parete fogliare omogenea, una maggior costanza di fertilità e produzione e molte meno fallanze.

Conservare al meglio la struttura legnosa

Il taglio sul legno vecchio – precisa ancora Simonit – dai 3 anni di vita in su, lascia una piaga che compromette la vascolarizzazione della pianta, favorendo un più probabile ingresso dei funghi responsabili delle malattie del legno. Con il taglio sui rami giovani, invece, la vite si cicatrizza bene, resistendo meglio alle malattie e conservando la sua salute”. In questo modo si prevengono le malattie del legno e si recupera una filosofia di gestione del vigneto che dà valore alle viti vecchie, accrescendo la qualità delle rese. Vengono anche ridotti i costi di gestione perché, applicando alla vite i criteri della medicina preventiva, le si consente di crescere e invecchiare bene, il che si traduce di un notevole risparmio da parte delle aziende, che tutelano, in questo modo, il loro patrimonio viticolo. Prevenzione, quindi, prima di tutto, come ha sostenuto lo studioso Denis Dubourdieu, docente di Enologia e direttore dell’Isvv – Istitut des Sciences de la Vigne et du Vin dell’Università di Bordeaux, che per primo ha voluto sperimentare questo metodo di potatura in Francia. “Sono convinto – ha affermato Dubourdieu – che occorra portare l’attenzione sulla prevenzione e che si debba quindi lavorare sulla struttura della pianta, visto che attualmente non esistono rimedi veramente efficaci per contrastare le malattie del legno. La prevenzione inizia da una corretta potatura, che rende le viti meno vulnerabili, e dalla formazione di personale che sappia usare le giuste tecniche di taglio per aumentare la loro difesa naturale”. E proprio per venire incontro a questa esigenza Simonit e Sirch, nel 2003, hanno plasmato una nuova figura professionale, oggi conosciuta con la definizione di Preparatore d’Uva.

Valorizzare il saper fare in vigna

I Preparatori d’Uva sono un’équipe di 18 esperti altamente specializzati, che si occupano di formazione in viticoltura: l’unico gruppo accreditato e strutturato a livello europeo nel settore della formazione del personale addetto alla potatura manuale dei vigneti, che si dedica al recupero del mestiere del potatore tramite lezioni ad hoc, tutoraggio e attività collaterali di sensibilizzazione. Essi trasmettono il loro know how alle maestranze interne alle aziende con un metodo specifico di formazione e le seguono con un preciso percorso di coaching rivolto non solo ai potatori, ma anche ai responsabili aziendali e alla proprietà, con l’obiettivo di creare un coinvolgimento diretto di tutti gli operatori per insegnare loro la tecnica, personalizzarla sulle esigenze specifiche dei singoli vigneti e creare un lavoro di squadra condiviso. Per divulgare il loro metodo, i Preparatori d’Uva, nel 2009, hanno fondato la Scuola Italiana di Potatura della Vite, che oggi dispone di 12 sedi, ed effettuano corsi in tutt’Europa, dalla Germania alla Spagna, dove sono stati chiamati per tenere lezioni in tutte le 12 Denominacion de Origen della Catalunya, in cui stanno avviando importanti progetti.

Interesse diffuso a livello europeo

Molte sono inoltre le collaborazioni scientifiche e le importanti sperimentazioni che i Preparatori d’Uva hanno intrapreso con università italiane e straniere, tra le quali le Università di Milano, di Firenze e di Bordeaux, oltre che con istituti di ricerca italiani (a Conegliano, Milano, Firenze, Udine, Verona, Laimburg e in Toscana) ed esteri, come l’Inra – Institut national de la recherche agronomique di Bordeaux, l’Isvv – Institut des Sciences de la vigne e du vin in Francia e l’Acw – Agroscope Changins-Wädenswil in Svizzera.
E per il futuro? Oltre al proseguimento dei programmi di collaborazione scientifica, sono previste diverse linee d’azione, a partire dal potenziamento delle consulenze in Francia, in Germania e in Austria.

 

L’elisir di lunga vita dei vigneti
Il metodo di potatura ramificata è uno strumento pratico che unifica gli obiettivi del sistema pianta-uomo-azienda e può essere applicato a tutte le forme di allevamento della vite.
I suoi principi di base sono:
1) ramificare i fusti, poiché la pianta, per vivere a lungo, deve poter occupare spazio formando i rami in modo naturale e il potatore, con la tecnica di potatura, ne controlla anno dopo anno l’accrescimento;
2) orientare i tagli, potando la pianta sempre dallo stesso lato. In questo modo si realizza una separazione tra il legno vivo e il legno secco che si forma dopo un taglio di potatura;
3) effettuare tagli piccoli, non andando più a eseguire tagli di ritorno che provocano ferite di grandi dimensioni. Riducendo le superfici dei tagli, infatti, il disseccamento interno è minore e la pianta ha a disposizione più legno vivo;
4) porzioni di legno di rispetto sulle ferite di grandi dimensioni.

 

Coaching per tutta l'azienda
In che modo applicate il vostro metodo di potatura all’interno delle aziende?
Il nostro coaching ‒ spiega Marco Simonit ‒ si rivolge a tutti gli operatori dell’azienda, sia esperti sia nuovi. Forniamo al lavoratore in vigneto gli strumenti per elaborare e identificare i propri obiettivi e rafforzare la propria efficacia e la propria prestazione. Dopo uno screening iniziale in cui stabiliamo lo stato del patrimonio viticolo dell’azienda, passiamo alla fase di formazione del personale, per poi procedere con le verifiche durante tutto il periodo di potatura secca (fase invernale), piegatura e scelta dei germogli verdi (fase primaverile-estiva). Le aziende clienti vengono quindi seguite durante tutto l’anno e l’applicazione del nostro metodo è verificata costantemente. Consigliamo un periodo di affiancamento di almeno tre anni”.

 

Sin dall'impianto
La potatura invernale ‒ afferma Marco Simonit ‒ è per la vite un atto tecnico mutilante che si ripete ogni anno: i tagli frequenti e sistematici dei rami in prossimità del tronco e dei punti vegetativi costringono la pianta ad adattarsi continuamente, tramite una nuova organizzazione della circolazione della linfa. La nostra metodologia ricerca la continuità di collegamento dei vasi linfatici, che si tratti di una pianta giovane, di media età o adulta. Questo è l’obiettivo primario del nostro metodo, che andrebbe messo in atto già al momento dell’impianto e per tutta la vita della pianta, al fine di prevenire il deperimento attraverso la conservazione del legno e attraverso la ramificazione, che è indipendente dalla forma. La vigna non è un bonsai, e per vivere a lungo ha bisogno di ramificare e di trovare un continuo sviluppo nel tempo, che deve essere controllato. Si può potare nel rispetto del circuito linfatico, riuscendo quindi a sviluppare l’anatomia e la morfologia della pianta, separando le zone di taglio dal percorso della linfa, per tutte le forme di allevamento della vite. Tutti i vitigni rispondono bene applicando questo metodo, la cui efficacia è indipendente dalle caratteristiche genetiche”.

 

le qualità del buon potatore
– Autonomia nel lavoro
– Occhi allenati
– Mani abili
– Fiducia di far bene
– Consapevolezza delle scelte eseguite e degli obiettivi
– Autovalutazione (capacità di correggersi in autonomia)
– Flessibilità/adattamento (riuscire a interpretare le diverse situazioni)
– Capacità di confrontarsi

 

Articolo a firma di Laura Turrini

Approfondimenti a cura dell’Autore e di Simonit&Sirch Preparatori d’Uva

 

PER APPROFONDIRE

I numeri di un successo

La Scuola Italiana di Potatura della Vite ha riscosso successo in questi anni?
È un istituto unico nel suo genere a livello internazionale, un centro di formazione permanente aperto a tutti, con corsi organizzati in partnership con importanti centri di ricerca, università e fondazioni nelle regioni più rappresentative dell’eccellenza della viticoltura italiana. I corsi, che durano 4 giorni, sono pieni tutti gli anni e nel 2012 siamo arrivati, in 10 sedi regionali, ad oltre 230 iscritti”.
A livello europeo quali sono i Paesi che si sono dimostrati più interessati al vostro metodo?
Ad oggi sono una trentina le importanti cantine europee che hanno affidato i loro vigneti al tutoraggio dei nostri Preparatori d’Uva, mentre in Italia sono un centinaio, dall’Alto Adige alla Sicilia. Attualmente stiamo lavorando molto in Austria, Germania e Francia, dove si riscontrano grossi problemi di deperimento per malattie del legno su Cabernet Sauvignon e su Sauvignon Blanc e, non potendo più impiegare gli arseniti di sodio che venivano utilizzati un tempo per curare queste patologie, le cantine sono obbligate a trovare soluzioni preventive affinché le piante possano vivere meglio, durare di più e ammalarsi meno. Per questo motivo, in questi Paesi, il nostro lavoro ha suscitato un grande interesse”.

Consulta il PDF: La potatura ramificata nel dettaglio