Ruenza Santandrea sulla tutela e protezione del sistema delle indicazioni geografiche

La Commissione europea aiuti le imprese a crescere sui mercati lontani

Necessario promuovere accordi commerciali bilaterali

Ruenza-SantandreaDue le strade che il vino europeo deve percorrere per acquisire maggiore competitività: una più incisiva penetrazione sui mercati lontani e la valorizzazione delle tante varietà del patrimonio vitivinicolo attraverso la protezione del sistema delle indicazioni geografiche”. Lo ha sostenuto Ruenza Santandrea (foto), Coordinatore del Settore Vitivinicolo dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, che è intervenuta lo scorso 23 ottobre 2015 al convegno promosso a Milano dalla Commissione Ue dal titolo La competitività del vino europeo.
I mercati internazionali non si aprono da soli con i direttori vendita delle nostre aziende – ha spiegato Santandrea – le nostre aziende hanno bisogno che i governi nazionali e la Commissione si attivino per promuovere accordi commerciali e risolvere molti dei problemi che ancora oggi le nostre imprese incontrano quando approcciano mercati lontani. Molte delle difficoltà derivano dalla mancanza di accordi bilaterali, che al momento sono stati siglati solo da alcuni Paesi e il rischio è un drastico ridimensionamento delle vendite dei vini europei. Ci sono stati che usano un protezionismo mascherato, con barriere di tipo burocratico o accise spropositate per chi non è produttore di vino. È inoltre più che mai necessario uniformare le regole a livello comunitario e soprattutto adoperarsi perché tali regole vengano rispettate, dal momento che nella stessa Europa si incontrano difficoltà nella libera circolazione (vedi Polonia e Estonia ed Ungheria) e coesistono diversi sistemi di regole per etichette, fascette e accise”.
Tali problemi di armonizzazione vanno ad aggiungersi a quelli legati alle barriere tariffarie – dazi differenziati applicati a seconda del Paese d’origine (è il caso della Cina), presenza di accise spropositate (Tailandia) – e a quelle non tariffarie, quali l’assenza di coperture assicurative o l’impossibilità, a causa di procedure complesse, di spedire campioni di vino, in Paesi chiave quali la Cina e la Russia, per presentare una gamma o per il lancio di nuovi prodotti.
Se da un lato quindi la Commissione è chiamata ad aiutare le aziende a superare tali problemi che minano la loro competitività, d’altra parte le aziende di vino europee possono rivendicare un grande punto di forza, che è quello della biodiversità, “un valore che oggi chiedono con forza all’Europa di tutelare” perché, ha ricordato Santandrea, “il racconto millenario e il fascino della storia e della tradizione europea sono un plus sui mercati terzi”.
Nell’Unione Europea le Dop e le Igp – ha proseguito il Coordinatore del Settore Vitivinicolo della cooperazione italiana – introdotte, seppur con altri acronimi, sin dal primo regolamento sull’OCM vino nel 1962, rappresentano un patrimonio della cultura vitivinicola. Non è pensabile ipotizzare di battere la concorrenza sulla base dei prezzi: l’Europa può puntare sulla valorizzazione della qualità e della tipicità dei propri prodotti poiché mai come ora il mondo chiede il legame con la terra. E nessun altro prodotto come il vino si nutre di racconto e racconta il proprio territorio, riuscendo a racchiudere la propria identità e la propria storia dentro una bottiglia per presentarla ai consumatori lontani”.

All’Alleanza delle cooperative agroalimentari sono associate 494 cantine, che rappresentano il 58% di tutta la produzione vinicola nazionale. Il fatturato è pari a 4,2 miliardi di euro, di cui 1,8 derivante dalle esportazioni.