Sostenibilità, controllo dell'ossigeno e dell'evoluzione del prodotto

La chiamereste semplicemente chiusura?

Con Zest! l'ingresso nel mondo delle bollicine

Foto-1_portale(di Costanza Fregoni)

Passione, intuizione, tecnologia. Potremmo forse riassumere con questi tre termini la storia Nomacorc, leader globale nella produzione di tappi sintetici e soluzioni per l’imbottigliamento. Già, perché come ha tenuto a sottolineare Filippo Peroni – Direttore Commerciale Nomacorc per l’Italia e il Sud-Est Europa – ai partecipanti al viaggio studio presso lo stabilimento belga di Nomacorc a Verviers – tenutosi nel febbraio del 2016 e rivolto a stampa tecnica, enologi e produttori – definire Nomacorc semplicemente come un produttore di chiusure alternative è ormai assolutamente riduttivo.

La forza del gruppo

Filippo Peroni.
Filippo Peroni.

Anche perché, a ben guardare, la joint venture di cui attualmente Nomacorc fa parte, Vinventions (voluta dal belga Marc Noël, figlio del fondatore di Nomacorc Gert Noël, e creata insieme a investitori a lungo termine come Bespoke Capital Partners e altri), riunisce in sé oltre alla stessa Nomacorc realtà come Ohlinger (distributore di tappi in sughero, dei tappi a vite Weincap e dei tappi in vetro Vinolok) e Wine Quality Solutions, focalizzata su sviluppo e ricerca, che a partire dalla progettazione e produzione di strumenti per la misurazione e gestione dell’ossigeno, dalla vigna alla bottiglia, è andata oltre e lavora incessantemente alla messa a punto di tecniche e tecnologie innovative da rendere disponibili al winemaker.

Nomacorc oggi

Nomacorc produce oggi circa due miliardi e mezzo di tappi sintetici all’anno ed è il secondo produttore di chiusure enologiche al mondo, nonché del 60% delle chiusure alternative. In Italia – numericamente il terzo mercato per Nomacorc, dopo Francia e Usa – a oggi colloca circa 300 milioni di pezzi l’anno.
Alle chiusure, Nomacorc affianca una serie di strumenti a marchio NomaSense® studiati per la misurazione dell’ossigeno (NomaSense O2 P6000 e NomaSense O2 P300, primo strumento al mondo in grado di misurare in modo non invasivo l’ossigeno disciolto in un vino imbottigliato e quello presente nello spazio di testa), del colore e della sua evoluzione (NomaSense Color P100), dell’insieme dei composti ossidabili presenti nel vino (NomaSense PolyScan B200) e infine della CO2 disciolta (NomaSense CO2 P2000).
Solo conoscendo esattamente la condizione in cui si trova il vino imbottigliato nei confronti dell’ossigeno potevamo realizzare chiusure a permeabilità controllata“, ha fatto notare Filippo Peroni. “Abbiamo reso misurabile – gli ha fatto eco Antonino La Placa, Nomacorc Sales Manager Italy – ciò che prima non era tale, e che finché non è stato misurabile non si è potuto né gestire né tenere sotto controllo“.

Forse non tutti sanno che...
…Nomacorc nasce, come idea, negli anni Ottanta del secolo scorso da una conversazione a cena tra il belga Gert Noël e il californiano Ernst Gallo della E & J Gallo Winery, entrambi infastiditi dal fatto di aver aperto ancora una volta una bottiglia di vino che sapeva di tappo. Gert, imprenditore già attivo nel settore della lavorazione delle materia plastiche, fece produrre oltre duecento prototipi prima di esitare sul mercato il primo tappo Nomacorc, venduto in California nel 1999. Ancora oggi la E & J Gallo Winery è il primo cliente di Nomacorc.

La svolta sostenibile

Nomacorc-Sbio_FR_portaleL’Italia non è solo il terzo mercato per Nomacorc, è anche il primo per la linea Select® Bio, nata nel 2013 e di fatto prima chiusura enologica al mondo a impronta di carbonio zero, certificata.
Oggi – ha spiegato Antonino La Placa – il consumatore finale manifesta un gradissimo interesse nei confronti dei temi legati alla sostenibilità del vino, ma per quanto riguarda le chiusure ha ancora le idee molto confuse. E così si pensa che il tappo in sughero sia il più ecofriendly, dimenticando che il tappo monopezzo è sì riciclabile, ma non conta ancora su una filiera di riciclo consolidata, bensì affidata a iniziative isolate, e che è sì biodegradabile, ma per biodegradarsi richiede un tempo che va dai 600 ai 2000 anni. E in caso di raccolta differenziata, assolutamente il tappo in sughero non deve essere gettato nell’umido. Al limite andrebbe consegnato alle piazzole ecologiche insieme ai materiali di risulta di sfalci e potature. Se poi il tappo in sughero non è naturale ma tecnico, il discorso è ben diverso e non si può parlare né di riciclabilità né di biodegradabilità. Il tappo sintetico è invece riciclabile e deve essere smaltito insieme alla plastica“.
E in termini di impronta di carbonio? “Il tappo naturale – ha proseguito La Placa – ha un’impronta positiva ma bassa. A seguire, in ordine di grandezza, viene il tappo sintetico da materiali fossili, poi i tappi in sughero microgranulato e infine il tappo a vite. Quest’ultimo ha un’impronta di carbonio importante a causa del fatto che l’alluminio per poter essere riciclato deve essere fuso a temperature elevate“.
A cambiare le carte in tavola è stato l’avvento di Nomacorc Select® Bio, tappo sintetico da biopolimeri estratti dalla canna da zucchero (filiera del bioetanolo). “Sull’impronta di carbonio globale legata all’intero processo produttivo di una bottiglia di vino, la chiusura impatta solo per l’1%. Per cui – ha proseguito La Placa – sembrerebbe essere poca cosa. Ma lo scenario cambia se si tiene conto delle difettosità legate al TCA. Oggi sono circa 12 miliardi le bottiglie chiuse con tappo naturale, di cui circa il 3% con problemi di sentore di tappo. Nel momento in cui la bottiglia non viene consumata ma gettata a causa del difetto di tappo, la CO2 emessa per produrla si somma a quella emessa per smaltire il prodotto inutilizzato. Non solo, fatto ancor più grave, quando il contenuto della bottiglia viene versato nel lavandino vengono sprecati 1.514 litri di acqua (media mondiale, in Italia siamo sui 600-700 litri) che sono stati utilizzati per produrre quella bottiglia, lungo tutta la filiera“.
La water footprint ha assunto e assumerà un’importanza crescente nella valutazione della sostenibilità di un prodotto, vista la scarsità dell’oro blu. E per fare un tappo Nomacorc Select® Bio viene sprecata una sola goccia d’acqua.
Sino a oggi producevamo solo, ma produciamo ancora, tappi a partire da materiali a base fossile, con un’impronta di carbonio pari a 12 grammi per chiusura. Il passaggio a polimeri di origine vegetale ci ha permesso di azzerarla. Ma l’ottimizzazione del processo produttivo e lo sfruttamento di energie rinnovabili negli stabilimenti hanno reso tale impronta di carbonio addirittura negativa, -1,8 g di CO2 per chiusura. Anche se non è possibile dichiararlo, per alcune cantine che hanno bisogno di crediti nel calcolo della propria carbon footprint il dato è sfruttabile“, ha concluso La Placa.
È opportuno sottolineare – ha affermato Filippo Peroni – che le coltivazioni di canna da zucchero per la produzione di biopolimeri sono diverse da quelle destinate all’alimentazione e che quindi non vengono sottratti terreni destinati a coltivazioni agroindustriali. Nomacorc inoltre non è proprietaria di tali terreni, ma acquista la materia prima, principalmente da un fornitore brasiliano, e necessita di circa un ettaro di coltivazione per produrre un milione di tappi con tecnologia Select® Bio“.

Come nasce un tappo Nomacorc: la coestrusione
ImpiantoPer la produzione dei propri tappi, Nomacorc ha brevettato un processo detto coestrusione, che consente di evitare l’utilizzo di colle e adesivi nonostante l’impiego di più materiali. “Il coestrusore – ha spiegato Filippo Peroni – è una macchina simile a quelle impiegate per produrre salsicce. Nella tramoggia vengono pesati e dosati i polimeri a base fossile o vegetale. Le tramogge alimentano una vite  lunga alcuni metri all’interno della quale il prodotto viene omogeneizzato, portato a fusione a circa 140°C di temperatura, miscelato con CO2 per espanderlo e fatto fuoriuscire in pressione. Uscito dal primo estrusore, il materiale entra nel secondo, dove viene applicata la pelle esterna. La salsiccia così prodotta, con un processo in continuo che garantisce maggior uniformità, viene sottoposta a raffreddamento e stabilizzazione, fino ad arrivare al punto di taglio, dove vengono ottenuti i pezzi singoli. Questi verranno poi sottoposti al finishing – che prevede varie operazioni tra cui l’eventuale smussatura, la stampa e il trattamento con silicone idoneo al contatto con alimenti, per favorire l’estraibilità – al controllo qualità e infine avviati al packaging e alla spedizione. La tracciabilità è garantita, anche fino al singolo tappo se il cliente lo richiede“.
La coestrusione è importantissima perché va a caratterizzare il tappo esattamente dove è necessario, cioè nel suo corpo centrale, unica vera valvola della chiusura sintetica. La tenuta dei tappi Nomacorc è garantita sin dall’istante successivo al loro inserimento nel collo della bottiglia. Non esiste quindi la possibilità di passaggi di gas tra tappo e vetro, né quella di colature. Il vino viene imbottigliato esattamente com’è in quel momento, senza necessità di quel periodo variabile da 6 a 18 ore per avere la perfetta tenuta richiesto invece dai tappi naturali. Il controllo del passaggio di ossigeno attraverso il tappo è del tutto controllato grazie alla tecnologia della permeabilità variabile, dipendente dalla miscela di polimeri utilizzata.

E ora anche per le bollicine

ZEST!Ultimo nato in casa Nomacorc, Zest! è il primo tappo al mondo a impronta di carbonio zero per la chiusura di vini frizzanti e spumanti, non solo esente da TCA, ma anche privo di colle (anche i tappi in sughero naturale, essendo rondellati, ne contengono). “Siamo partiti dalla tecnologia Select® Bio – ha affermato Filippo Peroni – e abbiamo prodotto questa chiusura alternativa al classico tappo a fungo rondellato, che non solo può egregiamente sostituire quest’ultimo dal punto di vista tecnico, ma ha anche caratteristiche visive simili. Per Zest! abbiamo lavorato molto sulla cosmetica, arrivando a produrre un tappo che visivamente ricorda quello naturale, in ciò in realtà sconsigliati dai clienti fedeli, che ritenevano non dovessimo “spiegare” nulla. Ma il nostro scopo era anche, ovviamente, catturare clienti nuovi. E percorrendo questa strada abbiamo cercato di dare una motivazione in più ai produttori restii a cambiare“.
L’introduzione di Zest! sul mercato mondiale è destinato a mutare gli equilibri: “Tenendo conto del fatto che fino a ieri eravamo il secondo produttore mondiale di tappi, essendo però presenti solo nel settore dei vini fermi, con Zest! auspichiamo un incremento della nostra quota di mercato“, ha affermato Peroni.

Il controllo della nano-ossigenazione

Il passaggio di ossigeno attraverso la chiusura enologica – ha spiegato Fabrizio Sani, Nomacorc Sales Manager Italy – deve essere dell’ordine dei mg/L/anno di O2 ed è quindi una nano-ossigenazione, anche se erroneamente viene chiamata spesso micro-ossigenazione (mg/L/mese di O2). E partendo dalla constatazione che le ossidazioni del prodotto imbottigliato possano essere un problema molto serio per il produttore di vino, Nomacorc non solo ha brevettato NomaSense®, per la misura dell’ossigeno disciolto nel vino e presente nello spazio di testa, ma ha cominciato a ragionare in termini di tappi dedicati al vino: tappi cioè che grazie a un OTR (Oxygen Transfer Rate) predefinito consentano al produttore di proporre il proprio vino al mercato esattamente come lo desidera, nel momento e nel luogo richiesti. E l’omogeneità, come è noto, è un fattore importante nella fidelizzazione del consumatore. In quest’ottica sono nati i tappi Select® 100, 300, 500 e 700, a permeabilità crescente“.

Quando il TCA non è percepibile
Un aspetto subdolo e poco noto del TCA – ha spiegato Fabrizio Sani – è legato gli effetti di questa molecola quando presente nel vino a concentrazioni inferiori alla soglia di percezione, 1,5 ng/L. In questi casi il TCA funziona comunque da repressore dei nostri recettori olfattivi limitando la nostra capacità di percezione di aromi e profumi. Il vino che degustiamo ci risulta dunque meno complesso di come sia realmente. E si stima che la percentuale di bottiglie chiuse con tappo naturale affetta da questa difettosità sia decisamente elevata“.

Addirittura, nel tappo Select® 100 Nomacorc ha completamente eliminato il problema dell’outgassing, un fenomeno noto in enologia che comporta il rilascio di una certa quota di ossigeno da parte delle chiusure, verso l’atmosfera e verso lo spazio di testa, nel momento in cui vengono compresse all’imbottigliamento. Per ridurre a zero questa possibilità già remota con i tappi Nomacorc, espansi con CO2, i Select® 100 vengono stivati e imballati in assenza di ossigeno.
Di pari passo con il discorso ossigeno – ha specificato Fabrizio Sani – va quello sulla solforosa. Un maggior controllo dell’ossigeno sin dalle primissime fasi post imbottigliamento consente di dosare al meglio la solforosa aggiunta e di ridurne le dosi, in virtù dell’assenza delle perdite iniziali tipiche delle chiusure naturali“. “Le chiusure Nomacorc – ha aggiunto Antonino La Placa – si rivelano particolarmente adatte ai vini biologici e biodinamici, notoriamente caratterizzati da solfitazioni più contenute rispetto ai vini convenzionali, quando non nulle“.

Richiedi maggiori informazioni










Nome*

Cognome*

Azienda

E-mail*

Telefono

Oggetto

Messaggio

Inserire questo codice*: captcha 

Ho letto e accetto l'informativa sulla privacy*