Uno sguardo al futuro nelle parole di Lamberto Vallarino Gancia

Federvini: anche nella crisi opportunità di sviluppo per il settore

Ma deve prevalere lo spirito di squadra

In occasione dell’assemblea generale 2013 – Roma, 5 giugno 2013 – Federvini, Federazione italiana Industriali Produttori Esportatori ed Importatori di Vini, Acquaviti, Liquori, Sciroppi, Aceti ed affini, ha presentato i risultati del primo studio nazionale sulla filiera vino, spiriti e aceti in Italia.
Il quadro che ne emerge è quello di un settore in grado di generare un valore aggiunto di 13,2 miliardi di Euro (pari allo 0,83% del Pil nazionale), occupare quasi 1.200.000 addetti (pari al 5,1% della forza lavoro totale in Italia) e assicurare così entrate fiscali e contributive per 8,5 miliardi di Euro (1,3% del totale italiano). Un comparto, quindi, che deve proporsi ed essere riconosciuto come un elemento vitale del Sistema Paese, in grado di fungere da traino del Made in Italy anche in mercati fino ad oggi meno esplorati, ma dalle enormi potenzialità. Il tutto, alla vigilia del grande appuntamento di Expo 2015.
Per sfruttare queste opportunità e al tempo stesso affrontare l’attuale fase di contrazione economica e dei consumi è assolutamente necessario creare una mentalità di squadra tra i diversi attori del settore, affinché si agisca in rete e si mettano in atto politiche espansive comuni”, ha dichiarato il Presidente di Federvini, Lamberto Vallarino Gancia (nella foto).
Questo è il messaggio condiviso dagli oltre 150 imprenditori aderenti a Federvini (l’unico organismo italiano in Europa che rappresenta e promuove lo sviluppo delle imprese impegnate nella produzione di vini, liquori, acquaviti, aceti, sciroppi e succhi d’uva) con esponenti del mondo politico intervenuti oggi all’Assemblea, in cui si sono discusse le principali criticità che il settore si trova ad affrontare alla luce della contrazione economica e al conseguente calo dei consumi.
Il mercato
Un mercato, ha ricordato nella sua relazione il Presidente Lamberto Vallarino Gancia, che nel 2012 haregistrato un export pari a 4,8 miliardi di Euro (+6,7% sul 2011) nel comparto vini e mosti, a fronte di una contrazione in termini di volumi (-8,6%). Germania, Regno Unito Stati Uniti, Cina (+6% in volumi) e Giappone (+16,6% in volumi) i principali mercati di sbocco.
Nel settore acquaviti di vino e di vinaccia si è evidenziata una riduzione del 13,1% sulle quantità, cui ha fatto fronte un sensibile incremento (+18%) in termini di valore. Positiva, sia per volumi che per valore, la performance della grappa, mentre i liquori e le altre bevande alcoliche hanno registrato un +11,3% sui volumi e un +4,8% in valore. Gli aceti sono leggermente cresciuti sia in termini di volumi (+0,7%) sia di valore (+5,89%).
Anche nel 2012 l’export si è confermato fondamentale nel settore del vino, per il 52,7% del valore destinato all’Unione europea, mentre il 47,3% ai Paesi extra UE. Il settore acquaviti è stato concentrato per il 73,2% in ambito europeo, unitamente ai liquori che esportano il 67,9% in UE. In controtendenza gli aceti di cui il 48,7% dell’export è destinato al mercato europeo, mentre il 51,3% ai paesi extra UE.
L’internazionalizzazione
Per fronteggiare il costante decremento dei livelli di consumo registratosi anche nel 2012, il Presidente Gancia ha proposto un chiaro indirizzo: “Occorre adottare strategie condivise tra i diversi attori della filiera produttiva, al fine di creare accordi e intese che permettano di entrare in mercati dalle enormi potenzialità (come il Brasile) ma molto complessi. Una prima opportunità da sfruttare saranno sia i prossimi Campionati del Mondo di calcio che si giocheranno nel 2014 in Brasile ma, soprattutto, Expo 2015 a Milano, una vetrina che gli addetti ai lavori dovranno valorizzare compiutamente”.
L’Esposizione Universale del 2015 è una straordinaria opportunità di rilancio per l’Italia”, ha affermato Diana Bracco, Presidente Expo 2015 spa e Commissario generale del Padiglione Italia. “Quello di Milano sarà il primo grande evento del dopo crisi, il suggello della ripartenza e della rinascita. Soprattutto nella difficile congiuntura attuale, l’Expo sarà un eccezionale volano anticiclico di sviluppo economico e occupazionale e un’occasione per promuovere la nostra immagine nel mondo e incrementare il nostro settore turistico. Il tema al centro dell’Expo, la nutrizione, è perfetto per il nostro Paese. Il cibo “made in Italy” costituisce infatti uno dei nostri punti di forza in tutto il mondo. L’Italia è un grande laboratorio che offre una tradizione alimentare importante e di qualità, una grande ricchezza in termini di biodiversità. L’eccellenza del nostro modello ha fatto in modo che l’Italia abbia oggi il più alto numero di prodotti Dop e Igp di tutta Europa. Il vino è naturalmente uno degli elementi centrali della nostra cultura e dell’identità italiana. Al vino, come pure agli spiriti e agli aceti sono legati prodotti, esportazioni, feste e tradizioni locali che fanno grande il nostro Paese e che troveranno una vetrina d’eccellenza nel Padiglione Italia. Il cibo, il vino e molti altri tesori sono elementi fondanti la nostra storia ed espressione massima di alcuni dei messaggi di Expo Milano 2015: l’universalità, l’inclusività e la convivialità”.
Tra le questioni tuttora aperte, con le quali l’intero settore deve misurarsi, il Presidente Gancia ha ricordato il tema della fiscalità, sottolineando la grande preoccupazione per l’incremento ulteriore dell’Iva previsto per luglio 2013. “Non possiamo sopportare questo nuovo aumento, il mercato non sarebbe in grado di assorbirlo. Inoltre costituirebbe una penalizzazione ancor più forte poiché l’Iva è percepita anche sull’accisa”, ha dichiarato Ottavio Cagiano, Direttore Generale Federvini. Altrettanto forti incertezze genera la contradditoria applicazione della disciplina sui ritardi nei pagamenti nel settore agroalimentare.
Il valore della filiera vini, spiriti e aceto
Nel corso dell’Assemblea è stato inoltre presentato lo studio commissionato da Federvini alla società di analisi TradeLab e finalizzato a valutare il complessivo valore generato per l’economia italiana dalle tre filiere rappresentate: vino, spiriti e aceto.
Condotto sui dati 2011 (gli unici disponibili in modo compiuto), lo studio ha misurato l’importanza economica di tali settori, adottando la prospettiva di filiera, ovvero considerando non solo il contributo direttamente riconducibile alla fase di produzione, ma anche quello attribuibile ai settori a monte e a valle del processo produttivo in senso stretto. Si tratta, per quanto riguarda i settori a monte, dei vari fornitori di beni e servizi che contribuiscono con i loro output alla predisposizione delle materie prime e dei semi-lavorati impiegati nel processo produttivo in senso stretto e, per i settori a valle, dei vari operatori – intermediari, centri di distribuzione della grande distribuzione organizzata (GDO), negozi di vicinato, superfici a libero servizio e punti di consumo – che intervengono nei processi di distribuzione e commercializzazione del prodotto finito, con riferimento sia al mercato a casa sia al mercato del fuori casa.
Sul versante occupazionale le tre filiere analizzate impiegavano globalmente 1.180.931 occupati, pari al 5,15% del totale occupati in Italia, corrispondenti a 22,9 milioni di unità lavorative nel 2011.
Il valore aggiunto generato dai tre settori analizzati è pari a oltre 13 miliardi di euro. Esso evidenzia l’importante contributo fornito dagli operatori che si occupano della distribuzione e commercializzazione del prodotto: il canale fuori casa (es. bar, ristoranti, locali serali), grazie alla vendita di vino e spiriti, genera per l’economia nazionale quasi 5,5 miliardi di euro di valore aggiunto, a cui si aggiungono oltre 400 milioni di euro riconducibili alla vendita dei prodotti finiti nel canale At Home (grande distribuzione, dettaglio tradizionale, enoteche).
Sul versante contributivo e fiscale nel 2011 lo Stato Italiano, grazie alla produzione e vendita di vini, spiriti e aceti, ha riscosso 8,5 miliardi di euro a titolo di imposte sul valore aggiunto, accise (nel caso dei vini liquorosi e degli spiriti), tasse sul reddito di impresa, tasse e contributi sul reddito da lavoro. La filiera che contribuisce maggiormente alle entrate fiscali è quella del vino, che ha versato imposte e contributi per quasi 4,9 miliardi di euro, seguita dalla filiera degli spiriti che, grazie anche al contributo delle accise sulla produzione di bevande alcoliche, versa nelle casse dello Stato Italiano quasi 3,5 miliardi di euro. Le imposte e contributi attribuibili alla filiera dell’aceto sono circa 141 milioni di euro.
Il valore di mercato dei consumi finali di vino, spiriti e aceto è stato pari nel 2011 a circa 18 miliardi di euro e ha generato un’imposta sul valore aggiunto di 3,6 miliardi di euro; trattandosi di uno studio effettuato su dati 2011 quando l’Iva era al 20%, già oggi si può affermare che, con l’Iva al 21%, il totale ammonti a quasi 3,8 miliardi di euro, salendo a 3.970.066.385 euro qualora l’Iva fosse aumentata al 22%
Le accise che in Italia gravano sulla produzione di spiriti e vini liquorosi, hanno portato nelle casse dello Stato Italiano 541 milioni di euro. Le tasse sul lavoro (imposte e contributi che le imprese coinvolte nelle filiere analizzate versano per i propri addetti) e quelle sul reddito di impresa (imposte dirette sulle sole imprese di produzione) hanno generato introiti per lo Stato pari a 4,4 miliardi di euro.
La ricetta per uscire dalla crisi
In questo complesso sistema la soluzione per uscire dalla crisi, salvaguardando al contempo la produzione di valore e i livelli occupazionali – elementi necessari per una contribuzione di sistema al bilancio dello stato – sarà una strategia di crescita in rete. “Sono convinto che proprio facendo squadra e valorizzando la cultura italiana delle bevande alcoliche, le nostre aziende potranno sviluppare il proprio business con lo strumento delle reti d’impresa, entrando con maggior efficacia in importanti mercati nei quali c’è spazio e domanda per il prodotto italiano”, ha ricordato Gancia.